I pick up artist (PUA) e i coach del dating sono una truffa

Oggi vi porto la traduzione (abbastanza libera) dell’articolo Pickup Artists (PUAs) and Dating Coaches are Frauds, pubblicato da Randy Thompson su incel.blog. Visto che le “truffe” di PUA e “dating coach” vari stanno iniziando a diffondersi anche nel nostro Paese, sfruttando la disperazione di legioni di uomini soli a causa del loro basso LMS, ho pensato che fosse bene informare sull’argomento quante più persone possibili. Buona lettura.

I pick up artist (PUA) e i coach del dating sono una truffa

I concetti portati avanti da PUA e “dating coach” vari non sono nulla di nuovo, l’ “arte di sedurre le donne” è vecchia come il cucco. Secondo i dati scientifici in nostro possesso fino a 8000 anni fa si riproducevano 17 donne per ogni uomo, come riporta ad esempio questo articolo del Pacific Standard. Ciò suggerisce che l’impossibilità per gli uomini di trovare una compagna sia stato un problema per molto tempo, contrariamente alla convinzione che la condizione dei celibi involontari sia un fenomeno esclusivamente moderno.

Che cos’è un Pick Up Artist (PUA)?

Un PUA è un individuo che afferma che affidarsi al cosiddetto “game” (che consiste in un misto tra tecniche di seduzione e comprensione della psicologia umana) sia molto utile per risultare attraenti agli occhi delle donne. Dicono che fare sfoggio di fiducia in se stessi, autostima e abilità sociali sia il modo migliore per “rimorchiare”, sminuendo al contempo il ruolo svolto dagli attributi fisici, come ad esempio bellezza del viso ed altezza, nelle dinamiche dell’attrazione. Molti di loro sostengono anzi che l’aspetto fisico non abbia alcuna importanza in queste dinamiche e che per avere successo con le donne sia necessario semplicemente affidarsi al “game” e “mettersi al lavoro”.

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Perché il terrorismo islamico in Occidente?

Negli ultimi giorni la Francia è stata scossa da diversi attentati che hanno scioccato il Paese e il mondo intero, con una successione di atti terroristici di matrice islamica che vanno ad aggiungersi al lungo elenco di quelli compiuti in Europa a partire dal 2015 (se non prima) da “lupi solitari” spesso legati all’ISIS. Una cosa che salta subito all’occhio è che gran parte di questi attentatori è costituita da uomini giovani o giovanissimi: per citare due tra i casi più recenti, il ceceno Abdoullakh Anzorov, che ha decapitato il professore che aveva mostrato in classe le caricature di Charlie Hebdo su Maometto, ha appena 18 anni, mentre il tunisino Aouissaoui Bahrain, il presunto colpevole dell’omicidio di tre fedeli nella chiesa di Notre Dame a Nizza, avrebbe 21 anni.

Ma anche gli attentati e le stragi che hanno funestato la Francia (e non solo, si pensi agli eventi accaduti in Belgio e Germania) meno recentemente hanno avuto perpetratori che in media non avevano neanche 30 anni: ad esempio Chakib Akrouh, Abdelhamid Abaaoud e Salah Abdeslam, tra i responsabili degli attacchi del 13 novembre 2015 a Parigi, avevano 25 anni o poco più all’epoca dei fatti, mentre Foued Mohamed-Aggad, uno degli stragisti del Bataclan, ne aveva appena 23; e così via.

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L’odio irrazionale contro gli incel

Il seguente articolo è una traduzione di The Irrational Hate Towards Incels, pubblicato da Randy Thompson su incel.blog.

Molte persone ostili agli incel ci odiano in misura estrema, ma perché?

Questa è la domanda che mi pongo ogni volta che su Twitter vengono indirizzati insulti nei miei confronti. Mi accusano di essere spregevole e odioso, ma in realtà non dico cose cattive. Rappresento solamente un forum [incels.co] e sono solo un uomo. Per loro, sono ogni brutta persona che abbiano mai incontrato e mi trattano come tale.

Ci accusano di essere i peggiori esseri umani sulla faccia della terra. Ci fanno costantemente la morale dicendoci che [se non piacciamo alle donne] è colpa della nostra personalità e non del nostro aspetto fisico. Anche quando mostriamo loro innumerevoli articoli scientifici che spaziano dalla biologia alla psicologia comportamentale, essi glissano e sminuiscono continuamente questi studi, fornendo articoli giornalistici come “prove”. Quando fai loro notare che le donne trovano l’80% degli uomini poco attraenti, ti ignorano o cambiano discorso. Ci sono innumerevoli studi che dimostrano come l’attrazione fisica conti sopra ogni cosa [per attrarre le donne], ma trovano sempre un modo per “confutare” questo fatto.

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La cronaca nera in chiave redpillata

Le recenti notizie di cronaca nera che hanno funestato il nostro Paese nell’ultimo periodo offrono a mio parere molti spunti di riflessione sulla condizione dell’uomo medio in Italia, e soprattutto fanno capire quanto i mass-media tendano a portare avanti una narrazione che punta non solo a deresponsabilizzare sempre e comunque le donne, ma anche a deviare l’attenzione dagli argomenti sui quali dovremmo riflettere ai soliti inesistenti spettri di “razzismo” e “ritorno del fascismo”.


Prendiamo ad esempio il caso di Maria Chiara Previtali, la studentessa appena maggiorenne morta tragicamente di overdose proprio nel giorno del suo diciottesimo compleanno: tutti i mass-media che hanno riportato la notizia hanno deresponsabilizzato in maniera costante le scelte consapevoli compiute dalla ragazza (come appunto quella di avere chiesto ed essersi iniettata la droga che ne ha causato la morte), e addirittura il suo fidanzato è stato accusato di omicidio preterintenzionale per averle procurato la dose di eroina che le è stata letale. In questo clima sociale assolutamente ginocentrico persino gli inquirenti non sembrano tenere conto del fatto che chi decide volontariamente di fare uso di eroina sa benissimo a cosa va incontro, e accusare addirittura di omicidio preterintenzionale chi fornisce la droga (per quanto questa sia un’attività spregevole e pienamente degna di condanna penale) è quanto di più paradossale si possa fare in casi come questo. Ma del resto quando si parla di donne, soprattutto se giovani, secondo lo schema imposto da politica, intellighenzia e mass-media queste devono passare sempre e comunque come vittime innocenti del maschio cattivone di turno, anche quando le loro scelte sono state concausa degli eventi di cui sono rimaste vittime; e coi tempi che corrono quale giornalista vuole sottrarsi alla possibilità di poter ricamare sopra un “quasi-femminicidio” come questo? A memoria d’uomo nessuno spacciatore, anche se colpevole di aver procurato dosi di droga che hanno causato delle morti per overdose, è stato mai accusato di omicidio preterintenzionale, al limite di omicidio colposo; ma si sa, secondo l’immaginario comune i tossicodipendenti “classici” sono tutti maschi puzzolenti, squattrinati e fastidiosi che vessano la “gente perbene” chiedendo qualche spicciolo a chi aspetta il treno in stazione, quindi se sono loro a morire di overdose la colpa è esclusivamente delle loro scelte, e anzi in questi casi per qualcuno lo spacciatore diventa addirittura un elemento “positivo” che “contribuisce a fare pulizia dei rifiuti della società”.

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I neo-pagani “de noantri”

Come avevamo promesso nell’articolo precedente sul rapporto tra destra e celibi involontari, vediamo ora di far luce su un ambiente affine alla cosiddetta “area identitaria” che negli ultimi tempi sui social ha espresso spesso e volentieri visioni ostili agli incel, ovvero quello dei neo-pagani “de noantri”.
Facciamo innanzitutto una premessa: l’universo neo-pagano nostrano non costituisce un fronte unitario ed è anzi diviso in una miriade di gruppetti spesso frutto di scissioni e in conflitto tra loro; generalmente tra essi non esiste una vera unità d’intenti né una precisa definizione di cosa si possa definire “paganesimo” e cosa no, ma ci sono due cose che li caratterizzano più o meno tutti: l’avversione nei confronti dei culti monoteisti di matrice abramitica e una vera e propria adorazione della figura femminile in quanto tale. Si può inoltre notare una fondamentale incoerenza di fondo in molti di questi individui, parecchi dei quali sono anche affiliati ad associazioni “identitarie” che di identitario, e soprattutto di Tradizionale in senso apollineo, hanno poco e niente.
Bisogna infatti sottolineare come vi siano fondamentali differenze tra i culti ancestrali indo-europei (essenzialmente solari e patriarcali) e quelli neo-pagani odierni (molto più vicini a una visione cibelica e matriarcale del mondo): molti aderenti a questi ultimi non colgono affatto tale divario poiché sono nati e cresciuti nelle società occidentali odierne di matrice liberal-capitalista e post-sessantottina, e hanno quindi modellato più o meno inconsciamente le proprie credenze in base ai valori dominanti espressi all’interno di queste ultime, nonostante molti di essi si dichiarino estranei alla modernità e vicini a una presunta “tradizione” in realtà inesistente nei termini in cui la concepiscono loro.

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Il problema della destra con gli incel (e la redpill)

Visto che Mister Totalitarismo ha già provveduto ad analizzare in maniera esauriente i rapporti (inesistenti se non direttamente ostili) tra inceldom e sinistra, in questo articolo mi occuperò di prendere in esame la altrettanto tormentata relazione che intercorre tra gli incel e la destra, soprattutto per quanto riguarda la cosiddetta “area identitaria” che fa riferimento a CasaPound (e in futuro probabilmente il blog si occuperà anche dei folkloristici “neo-pagani” de noantri).

Il mese scorso mi sono recato in edicola e insieme ad altre cose ho preso anche il numero cartaceo di settembre del Primato Nazionale (rivista che acquisto regolarmente più che altro per le pagine culturali che mi tengono aggiornato sulle novità editoriali d’area). La prima cosa che sono andato a leggere è stata la rubrichetta “Aktion Trigger” tenuta da Cristina Gauri per vedere se, come mi aspettavo da tempo visti i commenti a riguardo che lasciava nelle pagine a tema su Facebook, si fosse “finalmente” decisa a indirizzare i suoi strali pseudo-alternativi contro gli incel, e in effetti a questo giro lo aveva fatto. Prima di citare alcuni stralci dell’articolo in questione, ritengo utile accennare una breve biografia dell’autrice, che potete consultare tranquillamente su Wikipedia (in inglese) a questo indirizzo.
Una delle prime cose che saltano all’occhio è che in passato ha svolto l’attività di suicide girl con il nickname Aiki (piccola nota colorita: lei stessa sul suo profilo nel sito di SG si autodefinisce “jew b*tch”), e che ha partecipato alla realizzazione di almeno un film pornografico (i cui spezzoni con lei protagonista sono tuttora reperibili in rete). Che dire, niente di nuovo da parte di CasaPound che come ben si sa è da anni che carica sul suo carrozzone le figure più paradossali pur di ottenere un minimo di visibilità mediatica in più, a discapito ovviamente della coerenza ideologica (si vedano ad esempio i teatrini imbastiti qualche tempo fa con Nina Moric, che tra l’altro poi li ha pure scaricati dopo poco più di un anno di “militanza” nel partito).

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La vera storia di Guerriglia Memetica Blackpillata

Comincio l’articolo con una doverosa premessa: io sono/ero uno dei due amministratori (l’altro è/era Mike Litoris) della pagina facebook Guerriglia Memetica Blackpillata, i cui meme hanno impazzato nell’ambiente redpill/incel (e non solo) da inizio aprile a fine giugno dell’Anno Domini 2020.
Leggo con piacere che la nostra pagina e i rispettivi meme vengono ancora citati e condivisi abbastanza frequentemente nei meandri dell’internet frequentati da coloro che si interessano al favoloso mondo dell’inceldom o ne costituiscono parte attiva (si va dai commenti sotto gli articoli di totalitarismo.blog ai post nei vari forum dei brutti sparsi per la rete), e molti si chiedono comprensibilmente che fine abbiamo fatto, visto che abbiamo smesso di postare dall’oggi al domani senza alcun preavviso. Quindi per amor di chiarezza mi appresto a narrare la storia del progetto memetico mio e di Mike, dalla nascita alla sua conclusione (reversibile? Temo di no, grazie mille Zuckerberg).


Da parecchio tempo avevo espresso nel vecchio forum di brutti.red l’idea di aprire una pagina facebook dedicata all’incel-postaggio in chiave blackpill e doomer/nichilista, ma non avevo mai attuato concretamente il progetto sia per l’accasciamento dovuto alla mia condizione di incel sia per i miei pressanti impegni universitari. Tuttavia verso la fine dello scorso marzo, in piena emergenza Covid-19 e con la mia laurea magistrale appena conseguita (sì Innocuo, la ho finita la tesi), Mike mi ha proposto di collaborare insieme alla creazione e gestione della pagina di cui sopra. Detto fatto, esordiamo a inizio aprile con un meme del sempreverde (o per meglio dire sempregiallo) Doge, trasformato dai soliti burloni di 4chan e compagnia da meme normie del decennio 2010-2019 a simbolo di edginess spesso e volentieri para-misogina o comunque anti-thot. Il simpatico canide sarebbe divenuto in seguito il protagonista assoluto di molte delle creazioni artistiche della nostra pagina, soprattutto in versione Cheems.

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Presentazione del blog (e del forum)

Ritengo giusto dedicare il primo post di questo blog alla presentazione della comunità che vi sta dietro, quindi inizierò richiamando brevemente le nostre vicissitudini per poi spiegare il perché della scelta di dare il nome di “rami spogli” a questo nuovo progetto, oltre ovviamente agli obiettivi che ci prefiggiamo con quest’ultimo.


Le radici della nostra comunità, come del resto ha egregiamente spiegato il blog del più noto Redpillatore in questo articolo, vanno ricercate nel lontano 2013, quando il nostro nucleo storico si è riunito attorno al vecchio progetto dell’allora “unbruttoforum” (da non confondersi con l’attuale forum omonimo) gestito da brutto38 su forumfree. Si può dire che quello sia stato una sorta di primo nucleo della cosiddetta “incelosfera” italiana, venutosi a formare anni prima che il concetto di “incel” giungesse in Italia e diventasse un termine di uso più o meno comune. Infatti allora nessuno di noi si identificava come tale, e neanche i più “esperti” che frequentavano anche le community statunitensi davano molto peso al termine, che del resto nel nostro Paese (e non solo) ha iniziato ad acquisire visibilità a livello mediatico e sociale solo in un periodo molto più recente.

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