Femminismo, socialismo e liberalismo

Qualche giorno fa stavo controllando la casella di posta elettronica collegata al blog e ho notato che mi era arrivata una mail da parte di un lettore, il quale mi ha scritto sia per complimentarsi per i nostri articoli (e per questo lo ringrazio) sia per invitarmi a (cito più o meno testualmente) “scrivere di più sui danni del socialismo: questo non per parlare di politica (a me poco frega), ma per evidenziare come le femministe si stiano sempre più servendo (e stiano sempre più pressando) dello Stato-provider per scaricare i costi della loro libertà/irresponsabilità e pagare i loro capricci e i loro problemi su quel famoso 80% di scarto (tutte emancipate, uguali e indipendenti…. ma poi io devo pagare i bonus-bebè dei figli degli altri, i bonus babysitter dei figli degli altri, l’Università dei figli degli altri, assorbenti, fino ad arrivare alla proposta spalleggiata dalla Carfagna sulla minore tassazione per le donne….)“.

Sicuramente il lettore ha sollevato una questione assai pressante non solo per gli incel ma anche per tutti gli uomini in generale, anche se a parer mio sarebbe meglio assumere una prospettiva differente a riguardo: ovvero quella secondo cui l’assistenzialismo statale, seppur originatosi in passato da istanze di matrice social-comunista atte a diminuire gli squilibri economici e sociali, oggi sta venendo indirizzato sempre più in favore delle donne non da un presunto “socialismo” (che nel mondo occidentale è scomparso dalla scena politica a partire dalla dissoluzione dell’URSS e dalla nostra omologazione totale al liberismo), ma da quelle stesse forze liberal-capitaliste che spingono per il femminismo, la social justice e la “discriminazione positiva” degli uomini “bianchi cis etero”. E in effetti se ci si pensa queste proposte non vengono certo dal Partito Comunista di Rizzo, ma esclusivamente da formazioni che si collocano all’interno dello spettro liberale, sia di “destra” che di “sinistra” (per quanto questi termini abbiano ormai perso gran parte del loro significato); del resto Mara Carfagna (quella che vorrebbe istituire incentivi economici destinati esclusivamente alle donne) non è del PD ma di Forza Italia, il partito di centro-destra del milionario Silvio Berlusconi le cui politiche economiche sono totalmente ascrivibili al liberismo e non certo a istanze socialiste. Ed è bene tenere a mente che oggi la propaganda femminista e “progressista” non passa solo dalla Rai e dai giornali del gruppo Elkann (che tra l’altro “socialisti” non sono) ma anche dalle reti Mediaset (si vedano ad esempio gli innumerevoli servizi del seguitissimo programma Le Iene a riguardo), sempre di proprietà del già citato Berlusconi, i cui figli Luigi, Barbara ed Eleonora sarebbero tra l’altro dietro il successo mediatico del noto brand femminista Freeda.

La “destra” liberale in un’immagine

A tal proposito ultimamente ho notato che negli ambienti MRA italiani si sta diffondendo l’idea che per gli uomini sarebbe meglio appoggiare politiche liberali e liberiste per “ridurre l’assistenzialismo statale a favore delle donne”. Il problema però è che indebolendo lo Stato a favore del mercato non si farebbe altro che rafforzare l’influenza sulla società di quelle stesse corporation che oggi sono tutte schierate in favore dell’empowerment di donne e minoranze varie a danno del “maschio bianco cis etero”, e si passerebbe dalla padella alla brace. Infatti dovrebbe essere ormai evidente che i primi a fare propaganda in favore delle politiche femministe e “progressiste” sono proprio coloro che dispongono del maggior potere mediatico e finanziario, si pensi ad esempio a Netflix, alla Disney o ad Amazon, e del resto non c’è da stupirsi di questo, visto che come ho già ricordato in un mio recente articolo le donne oggi costituiscono l’80% dei consumatori pur essendo solo il 50% della popolazione a livello globale, e favorire la loro indipendenza sociale ed economica non fa altro che garantire maggiori introiti alle corporation già citate. In effetti bisogna considerare il femminismo un prodotto non del socialismo, bensì del capitalismo, come affermato già nel 1954 da J.A. Schumpeter nella sua opera Capitalismo, Socialismo, Democrazia. L’ideologia femminista del resto non è stata prodotta da Karl Marx o chi per lui, ma trae le sue origini dagli ideali liberali che ispirarono la Rivoluzione francese, guidata da quella stessa borghesia su cui le teorie di Adam Smith avevano fatto presa (a tal proposito si legga ad esempio la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina redatta nel 1791 da Olympe de Gouges). Quando poi il capitalismo liberale ha determinato la nascita della società post-industriale e consumistica, il femminismo non ne è stato affatto danneggiato ma anzi ha accelerato in maniera esponenziale il suo sviluppo e la sua diffusione all’interno delle società occidentali. A tal proposito bisogna tenere a mente che il ’68 e le istanze femministe e “progressiste” che tale fenomeno socio-culturale ha portato con sé non sono scaturiti dall’URSS o dalla Cina maoista ma dai liberalissimi USA, e hanno attecchito meglio proprio nei Paesi occidentali di ideologia liberal-capitalista, mentre hanno scalfito a malapena le società a guida comunista. E del resto ancora oggi possiamo vedere come queste ideologie permeino sempre più il mondo occidentale mentre hanno scarsissima presa nel resto del globo, per quanto gli Stati Uniti e i loro alleati provino a “esportarle” in tutti i modi.

Repetita iuvant

Bisogna infine sottolineare come l’ideologia liberale (e di conseguenza anche la sua applicazione liberista in economia) sia essenzialmente e intrinsecamente individualista, e in essa difficilmente trova spazio chi non è funzionale al sistema attuale (e la maggior parte dei celibi involontari non lo è di certo). Si veda ad esempio questo articolo pubblicato dall’Istituto Liberale Italiano dove gli incel vengono accusati di essere “socialisti del sesso” che mostrerebbero, cito testualmente, “il vero volto del socialismo, spogliato di tutte le belle immagini (uguaglianza, solidarietà, progresso) con le quali generazioni di politicanti hanno cercato di renderlo più attraente per le masse“. Per i cultori del liberalismo quindi sottolineare le disuguaglianze sessuali e relazionali che permeano la società odierna sarebbe “sbagliato”, perché ciò implicherebbe una critica dell'”emancipazione femminile” e una richiesta più o meno implicita di “redistribuzione sessuale”. Con questi presupposti mi sembra chiaro che abbia poco senso tentare di portare la “questione incel” all’interno dell’alveo liberale, perché si rischierebbe di essere neutralizzati totalmente venendo magari inseriti nel carrozzone LGBT senza ottenere alcun vantaggio concreto, ma anzi contribuendo a spostare la finestra di Overton del dibattito pubblico sempre più in campo liberal-progressista. L’unico modo che noi incel abbiamo per provare ad invertire la china che ha preso la nostra società è invece quello di mantenere le nostre posizioni, anche quelle considerate più radicali dall’opinione pubblica, senza cedere un solo millimetro di terreno, in modo da tenere vivo il dibattito sull’ineguaglianza sessuale e relazionale senza che questo venga neutralizzato da un progressivo spostamento verso il campo progressista. Infatti inseguire a tutti i costi le posizioni moderate pur di farsi “accettare” dalla società spesso e volentieri si rivela inutile se non addirittura dannoso per chi professa idee marginalizzate dall’opinione pubblica: si veda ad esempio lo psicologo e youtuber Marco Crepaldi che, pur occupandosi di problematiche legate al “fenomeno incel”, ha fatto proprie anche istanze “progressiste” come l’appoggio all’istituzione delle “quote rosa” o l’idea che vivremmo in una “società patriarcale” che danneggerebbe gli uomini con i “ruoli di genere”, e nonostante ciò viene attaccato ugualmente e regolarmente dalle femministe e dai loro fiancheggiatori appunto perché non si è limitato a contribuire alla diffusione dell’ideologia liberal-progressista oggi dominante ma ha osato prestare attenzione anche ad alcuni problemi sollevati dalla “questione maschile”.

14 pensieri riguardo “Femminismo, socialismo e liberalismo”

  1. Quello che dici è parzialmente vero, che io sappia è negli USA che il femminismo più misandrico è nato e si è sviluppato, non nell’URSS. Ma il diavolo sta nei dettagli.
    Le femministe statunitensi non erano libertarie che invocavano la completa separazione tra Stato ed Economia.
    Molte femministe americane del secolo scorso associavano il femminismo con il socialismo, alcune erano vere e proprie comuniste o anarco-comuniste.
    Quindi la società liberale al massimo può essere il fertile incubatore di istanze femministe e socialiste visto che tollera la loro espressione, ma è assurdo dire che le forze liberiste/libertarie spingono verso l’assistenzialismo statale in favore delle donne, è una contradictio in adiecto.
    Un liberista rigetta l’assistenzialismo statale in ogni sua manifestazione.
    E considerare Berlusconi o la Carfagna come liberisti è da manicomio. Per quale motivo Berlusconi sarebbe liberista? Perché durante il suo governo la spesa pubblica è aumentata meno di quanto voleva l’opposizione? Perché ha alzato le tasse dell’1% invece che del 5%?
    L’Italia rimane un paese dove lo stato tassa metà del PIL, dove istruzione e sanità sono pubbliche, dove lo stato gestisce tramite una miriade di leggi moltissimi campi di attività della cittadinanza, con una burocrazia lenta e costosa. Altro che omologazione totale al liberismo. Perfino gli USA non sono propriamente liberisti, basti pensare agli aiuti statali alle banche nel 2008 (alcuni idioti pensano che lo stato che aiuta le imprese con prestiti o addirittura con salvataggi gratuiti sia un esempio di liberismo!) e alla grande quantità di programmi federali introdotti nell’ultimo secolo.
    Il PD, Liberi e Uguali, Potere al Popolo sono liberisti??? Il Partito Comunista di Rizzo di sicuro porrà maggiormente l’accento sull’economia e i lavoratori dipendenti, ma è anti-femminista?
    L’URSS non ha avuto alcune espressioni del femminismo occidentale, ma anche perché là dagli anni 20 sono stati legalizzati istruzione e lavoro femminile, divorzio, contraccezione, aborto (poi abolito inutilmente per un certo periodo con Stalin) cioè richieste femministe. L’unica cosa che forse si può dire che non era sdoganata la promiscuità come nell’occidente post anni 60.

    Se il punto su cui siamo d’accordo è abolire le politiche assistenzialiste a favore delle donne, allora perché tirare in ballo il liberismo? A me questo sembra solo un articolo per difendere le tue personali convinzioni economiche legandole alla questione incel.
    Sono d’accordo sul fatto che l’emancipazione della donna è stata possibile grazie al liberalismo classico settecentesco ma da esso poi sono derivati vari movimenti socialisti molto più favorevoli ideologicamente al femminismo.

    In ogni caso quello che taglia le gambe a molti uomini è la cultura edonistica che spinge le persone a non legarsi in giovane età e a cercare una maggiore varietà di partner sessuali, questo inevitabilmente aumenta la solitudine delle persone meno dotate esteticamente e ostacola la formazione delle famiglie. In Italia la situazione è ancora peggiore per via della cultura che da sempre celebra la donna, infatti le donne straniere apprezzano le attenzioni degli uomini italiani mentre gli uomini stranieri si trovano più in difficoltà con le donne italiane, abituate troppo bene.
    Ma questo è successo in tutti i paesi indipendentemente dal sistema economico adottato.

    Le grandi imprese fanno propaganda LGBT/femminista un po’ perché la cultura di sinistra domina le università e quindi anche i vertici delle imprese e un po’ perché sono terrorizzate dall’opinione dell’establishment cioè grandi giornali che seguono la linea progressita e le stesse altre compagnie. Non lo fanno tanto per aumentare i guadagni secondo me, è difficile da spiegare, ma è curioso il fatto che i loghi dei grandi marchi che si tingono di arcobaleno ogni giugno è una ricorrenza che è iniziata nel 2015, quando negli USA è stato legalizzato il matrimonio gay a livello federale.

    Concludo invitando i lettori a leggere questo articolo dal nuovo blog di Mencius Moldbug (al secolo Curtis Yarvin): https://graymirror.substack.com/p/big-tech-has-no-power-at-all
    Non parla proprio di femminismo ma del rapporto tra progressismo in generale e grandi aziende.
    Chiunque è interessato al perché la cultura e la politica si siano spostate così a sinistra nel corso dei decenni secondo me deve scoprire questo pensatore. Informatico di professione, iniziò un semplice blog sulla piattaforma blogspot nel 2007, molto attivo tra il 2007 e il 2009, ora cancellato ma riproposto qui: unqualified-reservations.org
    Su internet si trovano facilmente anche delle raccolte di alcuni suoi articoli che compongono delle serie (per esempio “An Open Letter to Open Minded Progressives” e “A Gentle Introduction to Unqualified Reservations”).
    Oltre a non esserci traduzioni in italiano lo stile prolisso purtroppo rende difficoltosa la lettura, ma se uno è bravo in inglese, ha buona cultura politica-filosofica ed è motivato può ricavarne moltissimo.
    Io grazie ad esso ho adottato una visione più realistica del potere politico che mi permette di capire meglio molte cose che sono successe e che stanno succedendo.

    1. Non ho detto che il liberalismo e il liberismo di per sé spingono verso l’assistenzialismo alle donne, ma che oggi come oggi coloro che detengono il monopolio economico e mass-mediatico, che di certo socialisti non sono, partecipano attivamente alla costruzione e alla propaganda di tutte le folli istanze che vediamo avanzare oggi dalle femministe, compresa la mostrificazione aprioristica del “maschio bianco cis etero”. L’ “emergenza femminicidio”, così come l’ “emergenza catcalling” (lulz) non sono altro che un risultato di ciò, così come in generale la “discriminazione positiva” del suddetto “maschio bianco cis etero” che tra non molto prenderà piede qua come ha già fatto negli USA.
      Berlusconi e la Carfagna non saranno liberisti “ideali” per i “duri e puri” ma sono comunque liberali e liberisti, di sicuro non appartengono all’alveo socialista. E in Italia anche il PD e tutto lo spettro della cosiddetta “sinistra” sono di certo più ascrivibili a istanze liberali che socialiste, se non per il foraggiamento della loro base elettorale nella pubblica amministrazione e roba simile. Del resto tutti quelli elencati sono partiti visceralmente filo-europeisti, e se non sbaglio è proprio l’UE a spingere per le privatizzazioni delle economie dei Paesi membri. Lo stesso Draghi, che oggi è appoggiato da praticamente tutto lo spettro politico italiano, secondo la tua visione dell’economia non sarebbe un “liberista puro”, però di certo statalista non è visto che negli anni ’90 ha partecipato in prima persona alla svendita delle aziende nazionali del nostro Paese. Del resto oggi anche settori come la sanità stanno venendo sempre più privatizzati, cosa che non mi sembra certo un vantaggio visto come funzionano le cose in Paesi come gli USA dove se ti diagnosticano un tumore mentre ti sta per scadere l’assicurazione sanitaria non trovi nessuno disposto a rinnovartela e puoi pure crepare a meno di non spendere centinaia di migliaia di dollari per le terapie necessarie a sopravvivere.
      Per quanto riguarda il PC di Rizzo che io sappia è anti-femminista perché gli stessi teorici del comunismo condannavano il femminismo in quanto creazione borghese atta a dividere la classe lavoratrice tra uomini e donne. L’URSS aveva emancipato la donna concedendo loro parità lavorativa, divorzio e diritto di aborto con Lenin, ma già con Stalin come hai ricordato tu stesso c’è stato un parziale rientro su binari più “tradizionali” totalmente distanti dalle follie femministe che si sono diffuse nel mondo occidentale a partire dal ’68. Diciamo che quello sovietico non è stato propriamente “femminismo” ma “emancipazione della donna” (certo, col senno di poi si è rivelata anch’essa dannosa ma all’epoca non avevano la sfera di cristallo), mentre quello che ha preso piede a partire dagli Stati Uniti è stato un vero e proprio femminismo misandrico (si legga ad esempio lo “SCUM Manifesto” di Valerie Solanas) che se pure si professava “socialista” o “comunista” (così come molte femministe odierne del resto) in realtà derivava da istanze “eretiche” come quella trotzkista della Scuola di Francoforte, oltre che dai fattori di matrice liberale che ho già citato. L’articolo comunque non verte solo sulla questione dell’assistenzialismo statale alle donne ma la tratta solo inizialmente perché è stata sollevata nella mail dal lettore, poi si concentra su altre questioni più generali.
      Poi sono ovviamente d’accordissimo sul fatto che questo edonismo sia un danno, ma tale edonismo è legato ai fattori che ho già elencato. La distruzione del tessuto sociale e familiare non è stata provocata da Stalin, ma dalla continua propaganda edonista manovrata dalle corporation a cui fa molto più comodo avere a disposizione eserciti di monadi consumistiche slegate da qualsiasi vincolo che limiti la loro possibilità di consumare (del resto come ho ricordato nell’articolo sono le donne a determinare la maggioranza assoluta dei consumi: se dai loro indipendenza economica e sociale slegandole dalle loro responsabilità materne, muliebri e familiari in generale è ovvio che automaticamente aumenteranno anche le loro spese in frivolezze e prodotti d’intrattenimento vari).

  2. la soluzione al problema incel offerta dal liberismo e’ molto semplice , ed e’ “andate a puttane” , il problema e’ che molti paesi non sono affatto liberisti e vietano o colpevolizzano o comunque ostacolano la prostituzione.

    1. Ma ci arrivi o sei troppo ritardato per capire che il cel in incel sta per CELIBE e che se uno va a puttane rimane comunque celibe?

      1. ma quella e’ una condizione di privilegio , non uno svantaggio.
        i coniugati sono le persone piu’ miserabili che esistano.

        1. Confermo! I miei amici coniugati sono tutti disperati e pentiti (e le loro compagne sono delle cesse handicappate che non toccherei manco con un palo della luce).

  3. Concordo con l’autore: il femminismo è un prodotto liberale. Infatti, in “Lezioni spirituali per giovani samurai” Yukio Mishima racconta come le donne siano le prime a scrollarsi di dosso la tradizione e le più volenterose nell’abbracciare il cambiamento prodotto dall’invasore americano. Gli “identitari” leggono Mishima senza capirlo e si fanno raggire da “intellettuali” senza capo né coda. Comunque, se proprio vogliamo essere pignoli, all’origine del problema vi è il solito gruppo etnico. Ciao e complimenti per l’articolo.

    1. Grazie mille! Ovviamente concordo sul (((solito))) gruppo etnico, basti pensare che molti (se non la maggior parte dei) pensatori promotori della degenerazione moderna vi appartenevano e vi appartengono tuttora, si veda ad esempio la teorizzazione della “società aperta” promossa da (((Karl Popper))).

      1. Sono contento che c’è una spiegazione altrimenti diventiamo scientology, o peggio uguali a ciò che cerchiamo di biasimare.

        1. Sì, infatti gli unici commenti che blocco sono quelli degli spambot, per il resto non censuro mai nulla a meno che non si tratti di materiale potenzialmente illegale come ad esempio incitamento alla violenza o roba simile.

  4. Ho particolarmente apprezzato il presente articolo. Purtroppo nell’incelosfera e nell’androsfera mi sembra non vi sia adeguata preparazione politica, conoscenza storica e coscienza di classe, pertanto quando si inquadra il fenomeno sessuale da un punto di vista politico si prendono posizioni a mio avviso errate. In quest’articolo l’autore fa dell’osservazioni pressoché coincidenti colle mie perciò voglio congratularmi e ringraziarlo.

    1. Grazie mille, mi fa piacere tu abbia apprezzato l’articolo. In effetti raramente negli ambienti incel si analizza il problema dell’inceldom da un punto di vista socio-politico, ma generalmente si prediligono le esperienze individuali e personali. Il blog è nato proprio con l’obiettivo di affrontare la questione da un altro punto di vista, spero di riuscire ad organizzare anche dei talk su Youtube in un prossimo futuro.

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