Come sopravvivere al #METOO

Cari amici, ecco a voi un’altra perla di saggezza dal Rettiliano Verace. L’argomento di oggi è: come pararsi il culo in caso di falsa denuncia.

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Come ben sappiamo, la situazione per il maschio moderno è a dir poco merdosa: basta che una zoccoletta isterica ci faccia il #METOO per rovinarci la vita.

Anche senza prove, possiamo stare certi di perdere il lavoro e di doverci difendere in tribunale. Nel migliore dei casi si parla di svariati anni di processo e di decine di migliaia di euro mangiati dall’avvocato. Lei non rischia niente per una accusa falsa, mentre noi rischiamo tutto. Anche senza andare in tribunale, basta che una stronza mestruata si rivolga all’ufficio delle Risorse Umane (gestite al 99% da donne) e si lamenti della nostra presunta “misoginia” per rendere la nostra carriera lavorativa molto, molto breve. La cosa peggiore è che molte di queste non lo fanno neanche per vantaggi personali o per profitto, ma solo per avere likes su Facebook, per stronzaggine o semplicemente per sadismo perché sanno di essere intoccabili. Molte femminarde provano un forte desiderio di rivalsa contro il genere maschile, e sono bravissime nell’arte tipicamente femminile di prendersela con quelli che non c’entrano niente.

Ricordate che le Risorse Umane (il più delle volte gestite da donne mestruate, ricordiamo) hanno come priorità la difesa legale della ditta, non la vostra. A loro non interessa che l’accusa sia falsa, e se possono licenziarvi e rovinarvi il CV con un’accusa falsa, pur di evitare una causa legale da parte della “povera femminuccia molestata”, lo faranno. Non serve neanche il minimo contatto fisico, basta solo che lei dica che le avete fatto una battuta maschilista, un’allusione sessuale o un commento sul suo peso!

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Il caso Tamara Cincik, o “il mondo come lo hanno voluto le femministe”

Cari amici,

Saluti dal Rettiliano Verace, il vostro corrispondente bestemmiante dall’Inghilterra!

Pochi giorni fa mi sono trovato di fronte a un caso del 2018, ma ancora molto attuale. È una faccenda banale di suo, ma le implicazioni sono interessanti dal punto di vista della Redpill.

Una mattina del 2018 una “donna Alpha” prende il fetidissimo vagone della Tube di Londra per andare al lavoro. Lei è una donna in carriera, una CEO femminista impegnata in politica, ovviamente anti-Brexit, pro multiculturalismo, impegnata nella lotta al “gender pay gap” e alle discriminazioni verso le donne sul luogo di lavoro. Una donna così ha le palle d’acciaio, chi la smuove?

Si presenta un “asian” (termine inglese usato essenzialmente per indicare gli indopakistani) alto uno e ottanta, in evidente stato di alterazione, e inizia a molestarla. Lei riesce a scappare a malapena, rischiando la vita. Indovinate contro chi se la è presa? Indovinate chi ha insultato nella sua intervista?

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