In difesa della “white sharia”

Oggi vi propongo la (parziale) traduzione di un controverso articolo di Sacco Vandal sul concetto di “white sharia”, che sono sicuro solleverà polemiche e io stesso non condivido pienamente, ma costituisce a parer mio uno spunto interessante per cogliere l’ipocrisia di certa destra politica odierna che afferma di voler difendere l'”identità” e la “tradizione” per poi omologarsi totalmente ai dogmi liberali per quanto riguarda la degenerazione sessuale e la sacralizzazione del libertinaggio femminile. Buona lettura.

Donald Thoresen ha recentemente scritto una critica al meme della “white sharia”, in cui ha affermato che i sostenitori del suddetto meme soffrirebbero di “odio per se stessi… e interiorizzazione della sottomissione dei bianchi”. In qualità di uno dei creatori originari del meme – che è stato diffuso per la prima volta sul mio podcast, The War Room, alla fine del 2016 – vi assicuro che semplicemente non è questo il caso.

Nel suo pezzo Thoresen si chiede perché qualcuno possa essere “attratto dalla brutalità del mondo islamico”, e consiglia a coloro che amano il meme della “white sharia” di “decolonizzare se stessi”. Sfortunatamente, è Thoresen che ha bisogno di decolonizzare se stesso. Sembra aver interiorizzato i tentativi in atto di trasformare i nostri uomini in molluschi deboli ed eccessivamente civilizzati. I nostri nemici hanno facilitato questa menzogna proprio per disarmarci prima di finirci. Ma, in realtà, la barbarie non è estranea agli europei.

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Il problema della destra con gli incel (e la redpill)

Visto che Mister Totalitarismo ha già provveduto ad analizzare in maniera esauriente i rapporti (inesistenti se non direttamente ostili) tra inceldom e sinistra, in questo articolo mi occuperò di prendere in esame la altrettanto tormentata relazione che intercorre tra gli incel e la destra, soprattutto per quanto riguarda la cosiddetta “area identitaria” che fa riferimento a CasaPound (e in futuro probabilmente il blog si occuperà anche dei folkloristici “neo-pagani” de noantri).

Il mese scorso mi sono recato in edicola e insieme ad altre cose ho preso anche il numero cartaceo di settembre del Primato Nazionale (rivista che acquisto regolarmente più che altro per le pagine culturali che mi tengono aggiornato sulle novità editoriali d’area). La prima cosa che sono andato a leggere è stata la rubrichetta “Aktion Trigger” tenuta da Cristina Gauri per vedere se, come mi aspettavo da tempo visti i commenti a riguardo che lasciava nelle pagine a tema su Facebook, si fosse “finalmente” decisa a indirizzare i suoi strali pseudo-alternativi contro gli incel, e in effetti a questo giro lo aveva fatto. Prima di citare alcuni stralci dell’articolo in questione, ritengo utile accennare una breve biografia dell’autrice, che potete consultare tranquillamente su Wikipedia (in inglese) a questo indirizzo.
Una delle prime cose che saltano all’occhio è che in passato ha svolto l’attività di suicide girl con il nickname Aiki (piccola nota colorita: lei stessa sul suo profilo nel sito di SG si autodefinisce “jew b*tch”), e che ha partecipato alla realizzazione di almeno un film pornografico (i cui spezzoni con lei protagonista sono tuttora reperibili in rete). Che dire, niente di nuovo da parte di CasaPound che come ben si sa è da anni che carica sul suo carrozzone le figure più paradossali pur di ottenere un minimo di visibilità mediatica in più, a discapito ovviamente della coerenza ideologica (si vedano ad esempio i teatrini imbastiti qualche tempo fa con Nina Moric, che tra l’altro poi li ha pure scaricati dopo poco più di un anno di “militanza” nel partito).

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La vera storia di Guerriglia Memetica Blackpillata

Comincio l’articolo con una doverosa premessa: io sono/ero uno dei due amministratori (l’altro è/era Mike Litoris) della pagina facebook Guerriglia Memetica Blackpillata, i cui meme hanno impazzato nell’ambiente redpill/incel (e non solo) da inizio aprile a fine giugno dell’Anno Domini 2020.
Leggo con piacere che la nostra pagina e i rispettivi meme vengono ancora citati e condivisi abbastanza frequentemente nei meandri dell’internet frequentati da coloro che si interessano al favoloso mondo dell’inceldom o ne costituiscono parte attiva (si va dai commenti sotto gli articoli di totalitarismo.blog ai post nei vari forum dei brutti sparsi per la rete), e molti si chiedono comprensibilmente che fine abbiamo fatto, visto che abbiamo smesso di postare dall’oggi al domani senza alcun preavviso. Quindi per amor di chiarezza mi appresto a narrare la storia del progetto memetico mio e di Mike, dalla nascita alla sua conclusione (reversibile? Temo di no, grazie mille Zuckerberg).


Da parecchio tempo avevo espresso nel vecchio forum di brutti.red l’idea di aprire una pagina facebook dedicata all’incel-postaggio in chiave blackpill e doomer/nichilista, ma non avevo mai attuato concretamente il progetto sia per l’accasciamento dovuto alla mia condizione di incel sia per i miei pressanti impegni universitari. Tuttavia verso la fine dello scorso marzo, in piena emergenza Covid-19 e con la mia laurea magistrale appena conseguita (sì Innocuo, la ho finita la tesi), Mike mi ha proposto di collaborare insieme alla creazione e gestione della pagina di cui sopra. Detto fatto, esordiamo a inizio aprile con un meme del sempreverde (o per meglio dire sempregiallo) Doge, trasformato dai soliti burloni di 4chan e compagnia da meme normie del decennio 2010-2019 a simbolo di edginess spesso e volentieri para-misogina o comunque anti-thot. Il simpatico canide sarebbe divenuto in seguito il protagonista assoluto di molte delle creazioni artistiche della nostra pagina, soprattutto in versione Cheems.

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