In ricordo di Matteo Montanari, comunista evoliano

Qualche giorno fa ho scoperto con sgomento ed immenso dispiacere che a soli 34 anni è venuto a mancare Matteo Montanari, a quanto pare a causa di un malore. Avevo avuto occasione di conoscerlo (virtualmente) qualche anno fa, prima di venire bannato da Facebook, poiché bazzicavamo entrambi gli ambienti redpill su quel social. Mi aveva sempre dato l’impressione di essere una persona colta ed equilibrata, caratterizzata da una profonda spiritualità e da innumerevoli interessi di tipo filosofico e socio-politico. Infatti, oltre a interessarsi di redpill e di attivismo all’interno della questione maschile, era anche un attento studioso del pensiero Tradizionale, evoliano e non solo, e un militante del Partito Comunista di Marco Rizzo, all’interno del quale ricopriva le cariche di segretario di Bologna e membro del Comitato Centrale.

Se pure questi due aspetti, ovvero l’interesse per la filosofia di Julius Evola e la militanza all’interno del Partito Comunista, possano sembrare contraddittori tra loro, in realtà non fanno altro che denotare una rielaborazione personale delle dottrine da parte del nostro, invece di una loro passiva accettazione di tipo dogmatico. Infatti il Barone avversava notoriamente ogni concezione “di massa” e quindi non elitaria della politica, a cominciare dalle sue manifestazioni di matrice social-comunista: si ricordi ad esempio il suo celebre articolo pubblicato nel 1968 sulla rivista “Il Borghese”, in cui egli analizzava in maniera assai critica le influenze maoiste che avevano iniziato ad affascinare anche i giovani di destra, e che avevano determinato la nascita di sincretismi politici che costituivano un prodromo di quello che sarebbe poi divenuto il cosiddetto “rossobrunismo”, tanto osteggiato oggi dai liberali e dalla sinistra finto-antagonista.

Matteo invece rifiutava questo miope dogmatismo, e riusciva a conciliare in maniera sincretica il suo interesse per la Tradizione con l’attivismo all’interno del Partito Comunista. Infatti, quest’ultimo costituiva per lui l’unico valido tramite politico attualmente a disposizione per “cavalcare la tigre” nella modernità post-liberale e provare a modificare lo stato di cose vigente, tanto da spingerlo a impegnarsi nell’attivismo fino a ricoprire ruoli di primaria importanza all’interno del partito, quali appunto quello di segretario di Bologna e membro del Comitato Centrale. Purtroppo, il suo percorso è stato interrotto dalla sua morte prematura, che lascia un enorme vuoto in chi ha avuto occasione di conoscerlo e apprezzarlo come persona. Ci tengo quindi a ricordarlo con le sue stesse parole, che lasciano trasparire il suo animo combattivo e non rassegnato alla degenerazione e alle profonde disuguaglianze sociali ed economiche che caratterizzano la nostra società. Fai buon viaggio Matteo, che la terra ti sia lieve!

9 pensieri riguardo “In ricordo di Matteo Montanari, comunista evoliano”

  1. Ironico che sia crepato di “”””malore improvviso”””” alla luce del secondo screenshot. Probabilmente per via del super green pass rafforzato sayan (honk) si sarà dovuto v4€€in4r€. E alla fine è crepato di infarto. rip

    1. Lo avevo pensato anche io, ma a detta di chi lo conosceva ed era ancora in contatto con lui non era neanche vaccinato, certo che se fosse così sarebbe una sfiga enorme morire di infarto a soli 34 anni senza una precisa causa scatenante

      1. Se davvero così fosse, che aveva resistito al v4cc1no e fosse cmq morto d’infarto, sarebbe davvero doppiamente macabramente ironico.

  2. Mi spiace per la sua giovane età.Comunque non era certo l’ unico, pur essendo tendenzialmente anarchico ho letto molto sia di comunismo che di nazifascismo e non mi sono mai stupito di notare parecchi punti in comune. RIP

      1. Allora stiamo parlando della stessa persona. Mi sembrava quantomeno strano sentire discorsi “anti-degenerazione” da uno che si faceva di eroina e difendeva gli eroinomani. Anzi, e’ gia’ tanto (e troppo) che sia campato fino a 34 anni, di solito gli eroinomani fanno il favore di lasciarci molto prima.

        1. Sinceramente mi sembra molto strano, sarà stato un omonimo visto che il cognome è assai diffuso in Emilia Romagna (che del resto è una regione “rossa” e dove quindi i riferimenti a personaggi come Lenin abbondano). Io ed altri con cui era in contatto non abbiamo mai letto da parte sua elogi all’eroina, figuriamoci poi accenni ad un suo uso personale.

  3. RIP

    comunque i cross over fra marxismo/marxismo-leninismo e tradizionalismo religioso sono affascinanti ma sono poco credibili e finiscono in un risultato pacchiano che non sta in piedi

    Ancora ancora è comprensibile l’unione tra marxismo nazismo e fascismo, che in fin dei conti sono ideologie figlie della Rivoluzione Francese e non sono necessariamente in contrasto l’una con le altre

    Ma unire ad esempio marxismo-leninismo sovietico e cristianesimo ortodosso è contraddittorio a dir poco; come è possibile conciliare una dottrina che nega Dio e ogni forma di trascendenza (relegandoli a frutto dell’alienazione delle classi sfruttate) con una che invece pone la Divinità al suo centro?

    Al massimo ha senso secondo me riconoscere la funzione storica che hanno avuto la Rivoluzione Francese e il bolscevismo nel mobilitare e indottrinare le masse a un Ideale totalitario, ma alla fine bisogna stare da una parte precisa della barricata svelando ogni illusione (oppure se possibile, meglio ancora creare una nuova barricata rafforzata dal conflitto tra le ideologie preesistenti)

    Ripeto che mi anno sempre affascinato i concetti di rossobrunismo e nazional-bolscevismo, ma rimangono nulla più che categorie-contenitori in cui vengono raggruppati rivoluzionari e controrivoluzionari che hanno in comune il fatto di avversare il mondo moderno liberale e capitalista finanzocratico e di condividere un certo nazionalismo (più “giacobino” a sinistra e più “tradizionalista” a destra).

    Di sicuro il nazional-bolscevismo non potrà mai avere la stessa carica ideologica che hanno invece ideologie più chiare e precise come il marxismo-leninismo, l’islam, il cattolicesimo e, in misura minore, il fascismo

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