Considerazioni sulla “liberazione sessuale”

La “rivoluzione sessuale” mirava in origine a facilitare i rapporti sessuali liberandoli dalla morale cattolica e dall’ipocrisia borghese, ma tutti i dati disponibili mostrano che essa ha determinato una drastica diminuzione dei rapporti per una gran parte degli uomini.

Alcuni parlano di un riflusso che avrebbe tradito la premessa della rivoluzione sessuale riconducendola entro la logica della monogamia, mentre a nostro avviso l’ha invece pienamente realizzata o, per meglio dire, ha mostrato che le sue teorie fondative non tenevano conto di alcuni fattori essenziali, relativi alla natura della sessualità femminile e ai criteri di selezione delle donne. Proviamo a sintetizzare i passaggi del ragionamento.

  1. La liberalizzazione (illimitatezza della scelta e sua infinita reversibilità) scinde completamente i rapporti sessuali dalla costruzione della famiglia e, in generale, di relazioni affettive durature.
  2. Non essendo più vincolati alla scelta di un partner stabile che imponeva di prendere in esame un’ampia cerchia di fattori, gli individui si orientano secondo i propri istinti animali: a) le donne selezionano quello che percepiscono come il pool genetico migliore e con il più alto valore di sopravvivenza; b) gli uomini massimizzano la quantità dei partner e dei rapporti.
  3. I due istinti (ipergamia e poligamia) agiscono simultaneamente e si rinforzano a vicenda, perché: a) corteggiate da una massa di uomini senza pretese, le donne diventano ancora più selettive e possono virtualmente sostituire il partner in qualsiasi momento; b) a fronte della scarsità di donne accessibili, gli uomini moltiplicano gli approcci, contando sulla legge dei grandi numeri, e competono eccessivamente fra loro per l’attenzione femminile.
  4. L’azione incontrollata degli istinti e il circolo vizioso di cui sopra creano una situazione in cui: a) una minoranza di uomini belli/ricchi/famosi, così come la maggioranza delle donne, sceglie il partner che vuole grazie al monopolio del potere sessuale; b) la maggioranza degli uomini, posta in strutturale svantaggio comparativo, accetta il partner che trova per timore di restare soli e/o di non avere altre occasioni; c) una minoranza sempre più significativa di uomini brutti/poveri/timidi non supera gli standard di selezione e rimane tagliata fuori, costretta ad arrangiarsi con prostituzione e pornografia.

L’errore delle teorie libertarie consiste nel supporre che la ricerca del “miglior partito” sia solo un’abitudine inculcata dalla morale cristiano-borghese e favorita dal bisogno di “sistemarsi” nella società capitalistica, anziché una tendenza radicata nell’istinto evolutivo che riflette le condizioni sociali della preistoria e che si modificherà, forse, solo in un futuro remoto. “Liberare i flussi del desiderio”, come auspicavano i protagonisti del ’68, significa favorire questa tendenza naturale, generatrice di disuguaglianza, contro i costrutti culturali umani, concepiti per attenuare i suoi effetti negativi.

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