Gelointenso ha scritto: ↑12/05/2022, 21:19
Caro, ma poi mica credi che sarebbe stata negativa una dipendenza della Corea del Nord dalla Unione Sovietica comunista e dalla Cina Comunista? Non sarebbero state cose positive secondo te? Scusa, tu non sei comunista prima che a favore dell’indipendenza politica della Nord Corea? Non mi è chiaro questo
Così ti risponde Kim Il Sung: «Anche i paesi socialisti rivendicano l’indipendenza. Fine della lotta rivoluzionaria dei popoli per il socialismo e il comunismo è di condurre una vita indipendente, non di vivere asserviti ad altri. Nel
Manifesto del partito comunista Marx ha lanciato un appello a spezzare le catene dell’oppressione. Se i popoli affrancati dalle catene dell’oppressione cadono sotto il controllo delle grandi potenze, catene di altro tipo, allora a che scopo fare la rivoluzione?» (
Opere, vol. XXIX, Edizioni in lingue estere, Pyongyang 1987, pp. 235-236).
Per godere di potenza e longevità, la causa del socialismo deve fondersi con il destino della nazione, deve contare su forze motrici interne anziché sull’aiuto straniero. In caso contrario, il socialismo non si radica nello spirito del popolo, la battaglia per la sovranità nazionale viene ceduta ai suoi avversari e il regime crolla non appena la grande potenza di turno lo abbandona al suo destino, come accadde ai governi dell’Europa orientale con l’adozione della “dottrina Sinatra” nei tardi anni ’80. Le forze controrivoluzionarie criticavano demagogicamente la sottomissione a Mosca e proponevano un rimedio ben peggiore del male, poiché lo smantellamento del socialismo avrebbe comportato – ed effettivamente comportò dopo il 1989 – la dipendenza dal mercato mondiale e la trasformazione di quei paesi in appendici della Germania Ovest, per questo le truppe sovietiche fecero bene ad intervenire in Ungheria e in Cecoslovacchia, per salvare il salvabile, ma la catastrofe fu solo rimandata.
La Corea del nord invece riuscì a costruire un sistema socialista solidissimo contando sulle proprie forze, per cui non si verificarono mai disordini interni tali da richiedere l’intervento sovietico o cinese; al contrario, siccome i revisionisti saliti al potere in URSS dopo la morte di Stalin propagavano il terremoto della destalinizzazione e più tardi la rivoluzione culturale cinese ebbe analoghi effetti destabilizzanti, Kim Il Sung lanciò frequenti campagne ideologiche contro il dogmatismo e il servilismo verso le grandi potenze, introdusse la linea dell’autosufficienza economica e rafforzò la potenza militare del suo paese per sfuggire all’influenza delle linee politiche sbagliate dei vicini che si contendevano la guida del movimento comunista mondiale. Il controllo sovietico sull’Europa orientale faceva del bene ma non benissimo, perché puntellava il potere di partiti comunisti che erano incapaci di reggersi sulle proprie gambe e almeno difendeva il socialismo in paesi che, in ogni caso, non sarebbero stati indipendenti; per cui Pyongyang appoggiò i carri armati sovietici a Budapest e a Praga, pur facendo notare che i problemi di fondo rimanevano insoluti. I tentativi di interferire negli affari interni della Corea erano invece condannati perché regressivi in confronto a un regime socialista che funzionava meglio di quelli in vigore a Mosca e a Pechino e che, a differenza loro, ha retto contro ogni tempesta e prova della storia senza fare concessioni al capitalismo.