Socialismo e potere sessuale

Fondamenti del pensiero legato alla manosphere e alla critica della società moderna
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Re: Socialismo e potere sessuale

Messaggio da Gelointenso » 23/04/2022, 4:44

LENIN CONTRO IL LIBERALISMO SESSUALE
da un colloquio con Clara Zetkin nel 1920

«Lo so, lo so, — egli disse. — Molti accusano an­che me di filisteismo. Ma ciò non mi turba. Gli uccel­lini appena usciti dall’uovo delle concezioni borghesi, si credono sempre terribilmente intelligenti. Bisogna rasse­gnarsi. Il movimento dei giovani è anch’esso contaminato dalla tendenza moderna e dalla predilezione smi­surata per i problemi sessuali.»

Lenin calcò con ironia la parola «moderna», con aria di disapprovazione.

«Mi hanno detto che i problemi sessuali sono anche un argomento favorito delle vostre organizzazioni giova­nili. Non mancano mai relatori su questo argomento. Ciò è particolarmente scandaloso, particolarmente delete­rio per il movimento dei giovani. Questi argomenti possono facilmente contribuire ad eccitare, a stimolare la vita sessuale di certi individui, a distruggere la salute e la forza della giovinezza. Voi dovete lottare anche contro questa tendenza. Il movimento delle donne e quello dei giovani hanno molti punti di contatto. Le nostre donne comuniste devono fare dovunque, insieme coi giovani, un lavoro sistematico. Ciò avrà per effetto di elevarle, di trasportarle dal mondo della maternità individuale in quello della maternità sociale. È necessario contribuire ad ogni risveglio della vita sociale e dell’attività della donna, per consentirle di elevarsi al di sopra della men­talità ristretta, piccolo-borghese, individualista della sua vita domestica e familiare.

«Anche da noi, una gran parte della gioventù la­vora assiduamente a rivedere la concezione borghese del­la “morale” nei problemi sessuali. Ed è, debbo dirlo, l’élite della nostra gioventù, quella che realmente promette molto. Come voi avete rilevato, nelle condizioni create dalla guerra e dalla rivoluzione, gli antichi valori ideologici crollano, perdono di forza. I nuovi valori non si cristallizzano che lentamente, con la lotta.

«Le concezioni sui rapporti tra l’uomo e la donna sono sconvolte, come anche i sentimenti e le idee. Si delimitano di nuovo i diritti dell’individuo e quelli della collettività e, quindi, i doveri dell’individuo. È un pro­cesso lento e spesso doloroso di deperimento e di degenerazione. Ciò è egualmente vero nel campo dei rapporti sessuali, per il matrimonio e la famiglia. La decadenza, la putrefazione, la melma del matrimonio borghese, con le sue difficoltà di scioglimento, con la libertà per il ma­rito e la schiavitù per la moglie, la menzogna infame della morale sessuale e dei rapporti sessuali riempiono gli uomini migliori di un disgusto profondo.

«Il giogo che le leggi dello Stato borghese fanno pesare sul matrimonio e la famiglia aggrava ancora il male e rende i conflitti più acuti. È il gioco della “sa­crosanta proprietà” che sanziona la venalità, la bassezza, l’oscenità. E l’ipocrisia convenzionale della società borghese “per bene” fa il resto.

«La gente comincerà a rivoltarsi contro queste defor­mazioni della natura. E nell’epoca in cui vacillano Stati potenti, le antiche forme di dominazione scompaiono, tutto un mondo sociale perisce, i sentimenti dell’indivi­duo isolato si modificano rapidamente.

«Si diffonde una sete ardente di facili piaceri. Le forme del matrimonio e i rapporti tra i sessi nel senso borghese non soddisfano più. In questo campo si appros­sima una rivoluzione che corrisponde alla rivoluzione proletaria. Si capisce che tutta questa matassa straordinariamente intricata di questioni preoccupi profondamen­te tanto le donne quanto i giovani. Gli uni e le altre sof­frono particolarmente dell’odierna confusione dei rap­porti sessuali. La gioventù protesta contro questo stato di cose con la foga chiassosa propria dell’età. È compren­sibile. Nulla sarebbe più falso che predicare alla gioventù l’ascetismo monastico e la sanità del sudiciume borghese. Ma non è bene, secondo me, che i problemi sessuali, posti in primo piano da cause naturali, divengano in que­sti anni la preoccupazione principale dei giovani. Le conseguenze talvolta potrebbero essere fatali.

«Nel suo nuovo atteggiamento nei riguardi delle questioni concernenti la vita sessuale, la gioventù si richiama naturalmente ai principi, alla teoria. Molti qua­lificano la loro posizione come “rivoluzionaria” e “comunista”. Essi credono sinceramente che sia così. A noi vecchi non ce la danno a intendere. Benché io non sia af­fatto un asceta malinconico, questa nuova vita sessuale della gioventù, e spesso anche degli adulti, mi appare molto spesso come del tutto borghese, come uno dei molteplici aspetti di un lupanare borghese. Tutto ciò non ha nulla a che vedere con la “libertà dell’amore”, cosi come noi comunisti la concepiamo. Voi conoscete senza dubbio la famosa teoria secondo la quale, nella società comunista, soddisfare i propri istinti sessuali e il proprio impulso amoroso è tanto semplice e tanto insignificante quanto bere un bicchier d’acqua. Questa teoria del “bicchier d’acqua” ha reso pazza la nostra gioventù, letteralmente pazza.

«Essa è stata fatale a molti giovani e a molte ra­gazze. I suoi sostenitori affermano che è una teoria marxista. Bel marxismo quello per cui tutti i fenomeni e tutte le modificazioni che intervengono nella sovrastrut­tura ideologica della società si deducono immediatamen­te, in linea diretta e senza alcuna riserva, unicamente dalla base economica! La cosa non è così semplice come ha l’aria di esserlo. Un certo Friedrich Engels, già da molto tempo, ha sottolineato in che consiste veramente il materialismo storico.

«Io considero la famosa teoria del “bicchier di acqua” come non marxista e antisociale per giunta. Nella vita sessuale si manifesta non solo ciò che noi deriviamo dalla natura ma anche il grado di cultura raggiunto, si tratti di cose elevate o inferiori.

«Engels, nella sua Origine della famiglia, mostra l’importanza propria dello sviluppo e dell’affinamento dell’impulso sessuale in rapporto all’individuo. I rap­porti tra i sessi non sono semplicemente l’espressione del giuoco della economia sociale e del bisogno fisico, dissociati in concetti mediante un’analisi psicologica.

«La tendenza a ricondurre direttamente alla base economica della società la modificazione di questi rap­porti, al di fuori della loro relazione con tutta l’ideologia, sarebbe non già marxismo, ma razionalismo. Certo, la sete deve essere tolta. Ma un uomo normale, in condizioni ugualmente normali, si butterà forse a terra nella strada per bere in una pozzanghera di acqua sporca? Oppure berrà in un bicchiere dagli orli segnati da decine di altre labbra? Ma il più importante è l’aspetto sociale. Infatti, bere dell’acqua è una faccenda personale. Ma, nell’amore, vi sono interessate due persone e può venire un terzo, un nuovo essere. È da questo fatto che sorge l’interesse so­ciale, il dovere verso la collettività. Come comunista, io non sento alcuna simpatia per la teoria del “bicchier d’ac­qua”, benché porti l’etichetta del “libero amore”. Per di più, oltre a non essere comunista, questa teoria non è neppure nuova. Voi vi ricordate certamente ch’essa è stata “predicata” nella letteratura romantica verso la metà del secolo passato come “emancipazione del cuore”, che la pratica borghese cambiò poi in “emancipazione del­la carne”. Allora si predicava con maggior talento d’oggi. Quanto alla pratica, non posso giudicarne.

«Io non voglio affatto, con la mia critica, predi­care l’ascetismo. Sono lontanissimo da ciò. Il comuni­smo deve apportare non l’ascetismo, ma la gioia di vivere e il benessere fisico, dovuti anche alla pienezza dell’amore. Secondo me l’eccesso che si osserva oggi nella vita sessuale non produce né la gioia né il benes­sere fisico ma, al contrario, li diminuisce. Ora, in tem­pi rivoluzionari, ciò è male, molto male.

«La gioventù particolarmente ha bisogno della gioia di vivere e del benessere fisico. Sport, ginnastica, nuoto, escursioni, ogni sorta di esercizi fisici, variati interessi intellettuali, studi, analisi, ricerche: imparare, studiare, ricercare quanto più è possibile in comune. Tutto ciò darà alla gioventù molto di più delle teorie e delle discussioni interminabili sulla questione sessuale, sulla cosiddetta ma­niera di “godere la vita”.

«Mente sana in corpo sano. Né monaco né don Gio­vanni e nemmeno, come mezzo termine, un filisteo tede­sco. Voi conoscete bene il vostro giovane compagno Huz. È un giovane perfetto, ricco di doti, ma temo che non ne venga nulla di buono. Si agita e si getta da un’avventura amorosa ad un’altra. Ciò è un male, per la lotta politica e per la rivoluzione. Io non garantirei, riguardo alla sicu­rezza e alla fermezza nella lotta, delle donne il cui ro­manzo personale si intreccia con la politica, né degli uomini che corrono dietro ad ogni gonnella e si lasciano incantare dalla prima ragazza. No, questo non è compati­bile con la rivoluzione.»

Lenin si alzò bruscamente, batté la mano sul tavolo e fece qualche passo nella camera.

«La rivoluzione esige concentrazione, tensione del­le forze. Dalle masse e dagli individui. Essa non può tol­lerare stati orgiastici, del genere di quelli propri delle eroine e degli eroi decadenti di D’Annunzio. Gli eccessi nella vita sessuale sono un segno di decadenza borghese. Il proletariato è una classe che sale. Non ha bisogno di inebriarsi, di stordirsi, di eccitarsi. Non chiede di ubriacarsi né con eccessi sessuali né con alcool. Non deve dimenticare e non dimenticherà la bassezza, il fango e la barbarie del capitalismo. Attinge i suoi maggiori impulsi alla lotta dalla situazione della sua classe e dall’ideale co­munista. Ciò che gli è necessario è la chiarezza ed ancora una volta la chiarezza. Così, lo ripeto, niente debolezza, niente sciupio o distruzione di forze. Dominarsi, discipli­nare i propri atti non è schiavitù, neanche in amore.

«Ma scusatemi, Clara, mi sono molto allontanato dal punto di partenza della nostra conversazione. Perché non mi avete richiamato all’ordine? Mi sono lasciato tra­sportare dalla foga. L’avvenire della nostra gioventù mi preoccupa molto. La gioventù è una parte della rivolu­zione. Ora, se le influenze nocive della società borghese cominciano a raggiungere anche il mondo della rivoluzio­ne, come le radici largamente ramificate di certe erbac­ce, è meglio reagire in tempo. Tanto più che tali que­stioni fanno anche parte del problema femminile.»

― V. I. Lenin, L’emancipazione della donna, Editori Riuniti, Roma 1971, pp. 89-94.

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Re: Socialismo e potere sessuale

Messaggio da Gelointenso » 23/04/2022, 4:46

Damned ha scritto: ↑
02/12/2021, 16:51
Alaricus Rex ha scritto: ↑
02/12/2021, 16:30
in Corea del nord hai il dovere – e la possibilità concreta – di essere forte perché la patria ha bisogno di soldati.
Sto cercando di immaginarti mentre descrivi seriamente la Corea del Nord come paese ideale. Devi essere Kim Jong-Un che ha imparato l'italiano e trolla sul forum dei brutti, non trovo altra spiegazione.
Comunque ad esempio in Argentina il libero mercato non sanno neanche cosa sia eppure è pieno di femminare fuori di testa e di tutte le degenerazioni LGBT possibili e immaginabili.
Non dimentichiamo, tuttavia, che l'Argentina è ancora uno dei paesi dove la cultura patriarcale, o quantomeno machista/maschilista, è più forte... e questo vale per tutta l'America Latina, anche se si sta rapidamente trasformando in un degrado femminista anche quella porzione di mondo.

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Re: Socialismo e potere sessuale

Messaggio da Gelointenso » 23/04/2022, 4:51

Myers ha scritto: ↑
01/12/2021, 17:39
Hoppe ha scritto: ↑
30/11/2021, 13:54
Il parallelo tra capitalismo/socialismo e libertinismo/conservatismo è veramente tirato per i capelli. Nelle economie di mercato i soldi si possono accumulare e i benefici degli investimenti vanno a vantaggio di tutti, mentre in un regime sociale in cui le donne sono incoraggiate a non avere relazioni monogame i maschi sotto soglia senza potenziale chirurgico sono spacciati.
Per me sistema economico e sociale sono ortogonali, nel senso che si può argomentare a favore di tutte e 4 le combinazioni.
Io invece vedo un forte parallelismo tra capitalismo e libertinismo, almeno nei loro principi fondanti.

In un mercato totalmente deregolamentato dove vige la libera iniziativa economica chiunque, se abbastanza bravo e fortunato, può emergere sulla massa e arricchirsi. E' la grande illusione del capitalismo, quella su cui è nato il mito del self-made man, l'uomo che partendo povero si è fatto da solo. Tutto bello sulla carta, se non fosse che in realtà pochissimi hanno i mezzi e le capacità per farlo. Tutti gli altri fanno la fame o sono costretti a una vita di precariato e lavori sottopagati.
Con l'amore e il sesso è la stessa cosa. In un mercato relazionale deregolamentato, ovvero dove non esistono più il bigottismo, le pressioni sociali, la morale cattolica, dove sono caduti i tabù e tutto è lasciato alla libera iniziativa del singolo, chiunque può avere tutte le donne che desidera in linea puramente teorica perchè le donne sono libere di fare ciò che vogliono. Non c’è più nessuno che giudica male Maria perchè frequenta due ragazzi contemporaneamente o perchè cambia fidanzato ogni sabato sera, perchè “il corpo è mio e lo gestisco io”. E guai se non fosse così! Sarai mica un maschio bianco etero con idee medievali che vuole dire alle donne cosa devono e cosa non devono fare?!

Quindi mentre una volta ti ammazzavi di seghe nei tuoi anni migliori, a 25 anni ti sposavi una scelta tua famiglia e quella ti tenevi per tutta la vita -> fine dei giochi, oggi se sei sufficientemente fortunato e capace, in linea teorica puoi avere tutte le donne che desideri e dare sfogo alla tua innata poligamia.
E' la grande illusione che ha ammaliato almeno 2 generazioni di uomini: più libertà sessuale = più sesso per tutti.
Puoi avere 10 donne diverse in un anno, andare in discoteca e farti segare sulla pista da ballo da una sconosciuta, puoi uscire con la tua amica di Tinder e ricevere un BJ con ingoio 5 minuti dopo che vi siete presentati, e l'indomani fare threesome con la tua fidanzata e sua cugina. Non esistono più limiti e divieti di sorta.
In linea teorica potresti anche cambiare una ragazza a sera.
Teorica appunto, perchè chiunque ha capito come gira il mondo, sa che tra la teoria e la pratica ci sta un abisso.
E la pratica è che nel mercato libero esistono vincenti e perdenti. E' impossibile che tutti gli uomini abbiano accesso allo stesso modo al corpo femminile, perchè ogni volta che tizio seduce una donna, la sta sottraendo a caio e a sempronio che la desideravano con tutte le forze e rimangono a bocca asciutta. E che magari avevano bisogno di quella donna più dell’aria che respirano, mentre per tizio è solo l’ennesima figurina della sua collezione.
E' quello che Houellebecq chiama "Dominio della Lotta".
Nel Dominio della Lotta, la felicità di uno è l’infelicità di tanti. Esattamente come i miliardi fatturati da Amazon sono gli spiccioli sottratti a tanti piccoli negozianti.

Non solo.

Nei grandi numeri si ha un abbassamento complessivo dell’utilità marginale, e chi ha studiato economia sa di cosa parlo.
All'aumentare del consumo di un bene, la soddisfazione che quel bene porta all'individuo, diminuisce. In pratica, i prossimi 100.000 euro fatturati da Amazon, Jeff Bezos neanche li vede, mentre per il negozietto sotto casa sono l’ago della bilancia tra il continuare a lavorare e il chiudere bottega. Allo stesso modo, la 100esima donna sedotta da un chad, produce in lui molta meno soddisfazione di quella che produrrebbe la prima donna in un Varg o in un favaduck.
Risultato? Sul piano economico i negozietti piano piano chiudono, ma le persone che ci lavoravano devono in qualche modo vivere, quindi da elementi produttivi della società che pagano le tasse (se le pagano!), si trasformeranno in disoccupati, peseranno sul welfare e qualcuno andrà anche a rubare.
Sul piano sessuale chi è cronicamente invisibile al sesso femminile, cadrà in depressione, diventerà improduttivo (NEET), qualcuno sbroccherà e farà un omicidio (Antonio De Marco), qualcun altro una strage (ER, Minassian), qualcuno si suiciderà perchè il fardello che deve portare è diventato insostenibile, e qualcuno andrà a portare i suoi averi, la sua forza lavoro o il suo intelletto all'estero dove ha più possibilità di essere considerato un uomo e non un verme.

Quei discorsi da nostalgici che sfociano spesso in sogni a occhi aperti (leggi: coping), hanno un fondamento perchè l'equidistribuzione del sesso, analogamente alla ricchezza, migliorerebbe la società per tutti.
Certo, che non ci sia una perfetta equità sul piano sessuale è normale, ci sarà sempre qualcuno che ha un po' di più e qualcun altro che ha un po' di meno, ma di questo passo nel giro di un paio di generazioni arriveremo a livelli di turbocapitalismo sudamericano: i ricchissimi grattacieli di Buenos Aires, e subito dietro l'angolo le favelas.
Per il turbocapitalismo sudamericano farei l'esempio del Brasile o della Colombia, più che dell'Argentina che è un Paese governato dai peronisti di sinistra (socialdemocratici, d'ispirazione anche chavista quindi socialisti del XXI secolo) e dove le diseguaglianze sono state, - grazie al peronismo storico e alle politiche spesso stataliste, - decisamente più contenute... per il resto condivido tutto, analisi impeccabile, eccezionale.

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Re: Socialismo e potere sessuale

Messaggio da Alaricus Rex » 04/05/2022, 15:50

Chi mi segue su Facebook e Telegram si sarà divertito a leggere la polemica con i membri del Collettivo LeGauche che, prima di farsi bloccare per oltraggio alla pubblica decenza e alla memoria del compagno Montanari, dal dicembre 2021 al gennaio 2022 hanno lanciato continui attacchi ai miei post sulla Corea del nord e sul problema incel. Le loro argomentazioni sono poi state riassunte in questo articolo: https://www.legauche.org/teoria/redwash ... n-diritto/

Dopo aver menzionato alcune fonti scientifiche, il Collettivo LeGauche conclude: «Quindi la domanda finale è: di che bisogno necessario si sta parlando quando si parla di necessità del sesso? Risposta: nessun bisogno necessario, ergo fisiologico, ergo capace di porre a disagio l’organizzazione psico-fisica dell’individuo in maniera sistemica e generalizzata».

Questo segno di uguaglianza posto fra “bisogni necessari” e “bisogni fisiologici” contraddice la teoria marxista: «I bisogni naturali, come nutrimento, vestiario, riscaldamento, alloggio ecc., sono differenti di volta in volta a seconda delle peculiarità climatiche e delle altre peculiarità naturali dei vari paesi. D’altra parte, il volume dei cosiddetti bisogni necessari, come pure il modo di soddisfarli, è anch’esso un prodotto della storia, dipende quindi in gran parte dal grado d’incivilimento di un paese e, fra l’altro, anche ed essenzialmente dalle condizioni, quindi anche dalle abitudini e dalle esigenze fra le quali e con le quali si è formata la classe dei liberi lavoratori» (Il capitale, vol. I, Editori Riuniti, Roma 1980, p. 204).

Sotto il capitalismo questa relatività storico-morale dei bisogni necessari influisce persino sul prezzo della forza-lavoro, tanto che Marx definisce quella scambiata con un salario sufficiente a coprire le sole necessità fisiologiche come forza-lavoro venduta al di sotto del proprio valore; e tale prezzo include anche il costo della riproduzione della mano d’opera nel tempo, per cui — a meno che si universalizzi la spregevole pratica dell’utero in locazione — dalla sessualità non si può prescindere.

La produttività del capitale non genera soltanto il consumismo — concetto oltremodo abusato da intellettuali tanto più inclini a predicare l’ascesi quanto più lontani da ogni reale esperienza di privazione, — ma anche lo sviluppo multilaterale dei bisogni come suo apporto storico-universale: «In fact però, se la si spoglia della limitata forma borghese, che cos’è la ricchezza se non l’universalità dei bisogni, delle capacità, dei godimenti, delle forze produttive ecc. degli individui, generata nello scambio universale?» (Opere, vol. XXIX, Editori Riuniti, Roma 1986, p. 420). I bisogni e i diritti dell’uomo non sono deducibili né da una natura indebitamente assurta a legislatrice né dalle definizioni formali della persona giuridica, ma solo dall’avvicendarsi storico delle formazioni sociali che li determinano nella prassi malgrado le elucubrazioni dei teorici.

Come leggiamo sempre nei Grundrisse, la storicità investe perfino i bisogni alimentari: «La fame è fame, ma la fame che si soddisfa con carne cotta, mangiata con forchetta e coltello, è una fame diversa da quella che si soddisfa divorando carne cruda con le mani, le unghie e i denti» (Ivi, p. 25). Pertanto lo studio della fisiologia e della biologia può dirci tanto poco sull’importanza della sessualità e dell’amore nella vita umana quanto l’analisi chimica della moneta d’oro sulla genesi della forma di valore; il paralogismo con cui si nega che il sesso sia un diritto solo perché la sua mancanza non procura la morte è altrettanto fallace di quello con cui Jordan Peterson inferisce la naturalità e la giustizia dei rapporti di dominio e sfruttamento nella società borghese dall’esistenza di gerarchie presso le aragoste.

Completamente diverso è l’approccio di sociologici sovietici come Vladislav Kelle e Matvej Kovalson, che riconoscono l’oggettività dei bisogni sessuali: «Ogni individuo ha bisogno di mangiare e bere, di dormire, di riposare, di soddisfare il suo istinto sessuale, ecc.» (Il materialismo storico, Edizioni Progress, Mosca 1975, p. 286). Il riconoscimento dei bisogni umani è la chiave di volta dell’uguaglianza sostanziale perché, senza riconoscere i bisogni di ciascuno e senza garantire i diritti indispensabili a coprirli, le frasi sulla parità, sul rispetto e sull’emancipazione restano sospese in aria.

Questo riconoscimento influenzava anche le politiche demografiche dell’URSS, come emerge dai ricordi di Leonid Brežnev sui trasferimenti di popolazione nelle terre vergini dell’Asia centrale: «In fin dei conti, si trattava di pianificare la felicità umana. Ognuno ha bisogno di una casa, di un focolare, dell’amore e dei figli. Lo Stato e la società non possono dar moglie a un giovanotto, ma devono fare in modo che nel paese non ci siano circondari interamente maschili o città esclusivamente femminili. Se i problemi demografici vengono risolti correttamente, i giovani s’incontreranno e saranno felici. Ed è necessario che siano felici, altrimenti il paese non può prosperare» (Memorie di guerra e dopoguerra, Editori Riuniti, Roma 1979, p. 188).

Dello stesso avviso sono anche marxisti più eterodossi come Ágnes Heller: «I “bisogni esistenziali” sono ontologicamente primari, dal momento che sono fondati sull’istinto di autoconservazione. Essi sono, tra gli altri, il bisogno di nutrimento, il bisogno sessuale, il bisogno di contatto sociale e di cooperazione, il bisogno dell’attività. […] Il capitalismo è la prima società che mediante la forza e la sua struttura sociale condanna intere classi della popolazione a lottare quotidianamente per la soddisfazione dei puri e semplici bisogni esistenziali, dall’epoca dell’accumulazione originaria fino a oggi, senza parlare del Terzo Mondo. In questo senso Marx parla della classe operaia del suo tempo come classe “senza bisogni”, cioè ridotta a livello bestiale nella soddisfazione dei suoi bisogni esistenziali» (La teoria dei bisogni in Marx, Feltrinelli, Milano 1978, p. 154).

Con la sua critica da destra alla piramide di Maslow, tesa alla negazione anche di quel “minimo sindacale” riconosciuto dalla socialdemocrazia anziché all’arricchimento dei bisogni umani in vista del comunismo, il Collettivo LeGauche ci riporta al livellamento di tali bisogni verso il basso o, come dice Marx, «alla innaturale semplicità dell’uomo povero, rozzo e senza bisogni, che non ha ancor sorpassato la proprietà privata, che anzi non è ancor pervenuto alla medesima» (Opere, vol. III, Editori Riuniti, Roma 1986, p. 322). Perché gli manca lo sviluppo universale dei bisogni storici innescato dal modo di produzione capitalistico, in cui il sesso è già posto come bisogno oggettivo (socialmente riconosciuto) e trattato come canone di misura del valore della persona maschile, anche dai membri del Collettivo quando scherniscono gli “sfigati che non scopano”. Indipendentemente dalla loro coscienza soggettiva e dalle loro convinzioni teoriche dichiarate, anche i nostri critici pensano, giudicano e agiscono secondo la logica oggettiva della costruzione storico-sociale dei bisogni necessari e in base ai parametri assiologici che ne derivano.

Nella società capitalistica che inopinatamente descrivono alla perfezione, «il diritto ad amare può solo affermarsi nel diritto a non aver ostacoli ed impedimenti di fronte a sé per riuscire a costruire le migliori relazioni, ergo avere il diritto ad avere le possibilità di un rapporto affettivo, ma mai ad ottenerlo come compensazione a seguito della promulgazione di un reddito affettivo di cittadinanza». Questa è precisamente la libertà negativa, la sola che il diritto borghese possa offrire. L’universalità di questo diritto è soltanto formale: sulla carta tutti ne sono titolari, ma il suo effettivo esercizio dipende da una serie di variabili esterne (appartenenza di classe, tratti genetici, ecc.) che esulano dal controllo del singolo individuo. E un diritto che non sia effettivamente universale non è un diritto, ma un privilegio che rinforza le “gerarchie naturali” care all’estrema destra e discrimina gli esclusi.

Questo sistema ha la sua ragion d’essere storica e funzionale nel capitalismo che tiene i lavoratori sotto il pungolo del bisogno per stimolarli a sgobbare sempre di più, per asservirli al denaro come anello di mediazione dei rapporti umani. Ma non ha senso mantenerlo in vigore nella società comunista, in cui il lavoro «non è divenuto soltanto mezzo di vita, ma anche il primo bisogno della vita» (Marx), attività auto-motivata che non richiede più incentivi meritocratici esterni. Non vi è nessun motivo razionale per opporsi al riconoscimento dei bisogni affettivi e sessuali dell’essere umano e alle misure di bilanciamento del potere sessuale introdotte in Corea del nord, se non la volontà (vera “ciofeca soggettivista”) di perpetuare la disuguaglianza fra gli uomini in una sfera importante della vita proclamando, a tal fine, l’immortalità del diritto borghese con le sue antinomie di forma e contenuto.

Questa volontà appare evidente dalla negazione del diritto dei disabili alla sessualità, ormai tutelato perfino in alcuni paesi capitalistici. L’articolo 6 della Legge sulla protezione dei disabili nella RPD di Corea recita: «Lo Stato rafforza l’educazione del popolo affinché i disabili siano trattati con nobile amore umano e senza alcuna discriminazione e ricevano sincero sostegno». Di conseguenza, come documentato in Socialismo e potere sessuale, l’85,1% dei disabili nel paese sono sposati. Il Collettivo LeGauche denuncia che questa politica «non è la valorizzazione della differenza, ma la volontà di celarla in istituzioni di amministrazione dei corpi», che conduce alla «completa sostituzione dell’identità e della dignità dietro meccanismi di ammortamento» in cui consisterebbe il vero “abilismo”.

È lo stesso argomento accampato dalla Boschi nel 2018 contro l’istituzione del Ministero della disabilità, bollato come “ministero della discriminazione” che, riconoscendo i problemi dei disabili, li tratterebbe come inferiori agli altri cittadini. A questi odiosi sofismi rispose il deputato Matteo dall’Osso, affetto da sclerosi multipla, con un meritatissimo “vaffa”: https://www.youtube.com/watch?v=85eMN_UPIFs Il liberalismo antepone i concetti metafisici di “identità”, “dignità” e “personalità” alla concretezza dei bisogni umani che il comunismo invece riconosce nelle loro differenze e soddisfa, come scrive Lucio Colletti, per «impedire che le diverse attitudini individuali possano cristallizzarsi in privilegi» (Ideologia e società, Laterza, Bari 1975, p. 262). Questa è la circostanza essenziale che i nostri “neo-marxisti” trascurano: gli handicap fisici ed estetici non sono parti dell’“identità personale” come le altre, ma limiti che restringono l’effettiva libertà della persona e creano ingiusti differenziali di potere. Di qui la necessità di una critica ad hoc.

L’economicismo contestato al Collettivo LeGauche non è il primato del lavoro e dei rapporti di produzione, su cui tutti convengono, ma il suo uso retorico e demagogico di questa preminenza per negare l’utilità (?) della critica del potere sessuale. Come se lo squilibrio di questo potere fosse una variabile indipendente che minaccia di “rubare il posto” all’economia e non una delle tante contraddizioni secondarie generate dalla proprietà privata dei mezzi di produzione e, nella fattispecie, dall’influsso diretto (sfruttamento del lavoro domestico, prostituzione, pornografia, ecc.) e indiretto (liberalizzazione, competizione e selezione) del mercato sui rapporti fra i sessi.

L’economicismo ignora tutto ciò che esula dalla contraddizione tra capitale e lavoro, il marxismo riconduce le contraddizioni secondarie a quella fondamentale e ne indica la soluzione comune. Il “mercato sessuale” scompare insieme al capitalismo e ai suoi residui, come risulta anche dalla citazione di Engels che il Collettivo stesso ha riportato. Forse gli è sfuggito per un banale errore di trascrizione a pag. 109, ove si legge che l’effettiva uguaglianza tra i sessi «agirà in una misura infinitamente maggiore nel far divenire effettivamente monogami gli uomini, piuttosto che nel far divenire poliandriche le donne» (e non “poliedriche”): la politica sessuale del Partito del lavoro di Corea è, in nuce, tutta qui.

A guisa di controprova, quand’anche il Collettivo LeGauche al potere decretasse che “il sesso non è un bisogno”, gli individui continuerebbero a percepirlo come tale e la domanda insoddisfatta — destinata a crescere parallelamente al benessere materiale — stimolerebbe l’offerta di sesso mercenario, riportando così in scena il denaro e il mercato poiché, secondo le parole di Marx ed Engels, «col bisogno ricomincerebbe anche il conflitto per il necessario e ritornerebbe per forza tutta la vecchia merda» (Opere, vol. V, Editori Riuniti, Roma 1972, p. 34). In ultima analisi, se svolte fino alle loro estreme conseguenze, le premesse dei nostri avversari portano all’autodistruzione inevitabile di questo loro pseudo-comunismo che obbliga una parte della popolazione maschile all’ascetismo forzato. Conclusione che non stupisce, alla luce delle loro numerose posizioni ormai indistinguibili da quelle del dipartimento di Stato americano.

Last but not least, la concezione naturalistica dei bisogni umani che viene contrapposta al marxismo per discriminare gli incel segna un arretramento perfino in confronto ai precursori utopisti: «Dimentichi del loro dovere di fornire un minimo di sussistenza, i legislatori sono ancor meno inclini a garantire un minimo di gratificazione sessuale. Suppongono che i bisogni sessuali siano meno urgenti del bisogno di cibo. Questo è un errore. Anche se una persona può vivere senza rapporti sessuali ma non senza cibo, è certo che il bisogno di piaceri tattili o sensuali causa altrettanti disordini sociali del bisogno di sussistenza» (The Utopian Vision of Charles Fourier, Beacon Press, Boston 1971, p. 339).

Spesso non siamo in grado di cogliere il valore di ciò che abbiamo finché qualcuno non ce lo toglie. A quanti affermano che “il sesso non è un bisogno” o “il sesso non è un diritto” va semplicemente proibito di farlo, sotto minaccia di pesanti sanzioni giudiziarie. Se la loro teoria è corretta, allora non subiranno il minimo nocumento da un simile divieto e non avranno alcuna difficoltà a rispettarlo. In caso contrario, saranno automaticamente rieducati al comunismo, o meglio alla più basica empatia umana, e abbandoneranno il darwinismo sociale.

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Re: Socialismo e potere sessuale

Messaggio da Millennial Doomer » 04/05/2022, 17:02

@Alaricus Rex posso pubblicarlo a nome tuo sul blog?

Gelointenso
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Re: Socialismo e potere sessuale

Messaggio da Gelointenso » 05/05/2022, 13:08

Torta, fatta fare da me in pasticceria, in onore di un grande Compagno: Nicolas Maduro Moros, Presidente del Venezuela Socialista, Bolivariano e Chavista!
Non hai i permessi necessari per visualizzare i file allegati in questo messaggio.

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Re: Socialismo e potere sessuale

Messaggio da Alaricus Rex » 09/05/2022, 13:06

Millennial Doomer ha scritto: ↑
04/05/2022, 17:02
@Alaricus Rex posso pubblicarlo a nome tuo sul blog?
Certo.

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Re: Socialismo e potere sessuale

Messaggio da Millennial Doomer » 09/03/2023, 19:24

Visto che il sito di Gigapill è stato sospeso ho ripubblicato l'articolo sul blog: https://www.ramispogli.it/socialismo-e-potere-sessuale/

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