Socialismo e questione maschile/incel - Con Fabrizio Marchi e Alarico Della Scala

Fondamenti del pensiero legato alla manosphere e alla critica della società moderna
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Alaricus Rex
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Re: Socialismo e questione maschile/incel - Con Fabrizio Marchi e Alarico Della Scala

Messaggio da Alaricus Rex » 19/04/2022, 17:24

coca cøla di rienzo ha scritto: ↑
28/02/2022, 13:30
La differenza tra noi e i rossi è che noi crediamo nei valori della gerarchia e nella superiorità della razza bianca, che ha portato la civiltà e la spiritualità alle altre razze inferiori e ha il compito di guidare l'umanità; la gerarchia fa parte della natura umana e le differenze all'interno dell'umanità (come sono le razze) sono funzionali e organiche (concetto cardine del fascismo che vede nello stato sociale etico e gerarchico la massima espressione della società: obbedire e comandare).

per loro invece la gerarchia è solo un "mezzo" attraverso cui il partito comanda la società: infatti per loro lo scopo finale è quello di eliminare ogni gerarchia in modo da liberare l'individuo; si veda anche il loro concetto di collettività (classe) rispetto al nostro concetto di collettività (razza): il loro è posticcio e soggettivo , il nostro scientifico e organico e oggettivo
Considerazioni interessanti e tutt’altro che peregrine. Nel suo famoso articolo Dell’autorità Engels chiarisce che i rapporti gerarchici sono una conditio sine qua non della vita economica moderna, indipendentemente dalla proprietà e dalle classi, e che «l’organizzazione sociale dell’avvenire restringerà l’autorità ai soli limiti ai quali le condizioni della produzione la rendono inevitabile».

Nondimeno, come proprio quest’ultimo passaggio rivela, il marxismo resta segnato da un concetto della politica come dimensione transeunte della storia umana, legata alla lotta per la spartizione del prodotto sociale e dei mezzi di produzione e destinata a risolversi in tecnica gestionale, e dalla prospettiva di estinzione dello Stato. Questa tesi ha permesso ad alcuni interpreti di dare una lettura individualistica del marxismo e non regge alla prova della “fisiologia dello sviluppo sociale” (cicli di progresso e decadenza) e della natura dialettica dell’essere umano.

Per questo è superata dal pensiero di Kim Il Sung: «La direzione del partito non è soltanto indispensabile nel periodo di edificazione del socialismo, ma sarà necessaria anche nella società comunista del futuro, credo. Anche in una società siffatta non sarà permesso vivere a proprio arbitrio e capriccio. Si dovrà condurre una vita collettiva, una vita in seno all’organizzazione e, in questo caso, occorre un nucleo del collettivo che metta in moto i gruppi sociali e comandi gli uomini. In altri termini, si avrà bisogno di una organizzazione politica come il partito» (Opere, vol. XXXVI, Edizioni in lingue estere, Pyongyang 1990, p. 55).

Questa innovazione delle idee del Juché chiude la strada al revisionismo che, da Bernstein in avanti, concepisce la libertà non come principio funzionale alla vita dell’uomo, ma come ideale assoluto e fine autonomo che arriva a sussumere sotto di sé la stessa uguaglianza garantita dal socialismo: «Lo sviluppo e la garanzia della libera personalità è lo scopo di tutte le misure socialiste, anche di quelle che sembrano esser misure coercitive. Approfondendole si vedrà che si tratta sempre di una coercizione che aumenterà la somma di libertà nella società, e che darà più libertà in una sfera più larga di quella che prende. La giornata di massimo lavoro legale, ad esempio, è, di fatto, una legge di un minimo di libertà, un divieto di vendere la propria libertà oltre un certo numero di ore al giorno, e, per principio, questo divieto appartiene alla stessa sfera dell’interdizione, approvata da tutti i liberali, di alienarsi in definitiva schiavitù» (Die Voraussetzungen des Sozialismus und die Aufgaben der Sozialdemokratie, Stuttgart 1902, pp. 129-130).

Il socialismo non come trasformazione rivoluzionaria dei rapporti umani, ma come semplice “correzione democratica” del liberalismo. Dall’esaltazione della libertà della persona cristiano-borghese Bernstein deduce non solo il rifiuto della dittatura del proletariato e della violenza rivoluzionaria — che non può essere dosata con il contagocce, — ma anche l’accettazione della coesistenza fra proprietà privata capitalistica e organizzazioni sindacali nel quadro del compromesso socialdemocratico. Se l’obiettivo è la massimizzazione della libertà individuale, Keynes è molto più utile di Marx. Senza contare i problemi della “decadenza” che emerge nei periodi di benessere diffuso e che nessuno studioso delle cause del crollo del socialismo in URSS e altrove può ignorare.

Accrescere la libertà nel socialismo non è sbagliato ma, se questa libertà non si combina organicamente con la responsabilità e non è funzionale all’uguaglianza e all’etica socialista, la società regredisce a logiche competitive animali che riproducono il paradigma antropologico del mercato. Per questo Kim Jong Il respinge le richieste di libertà illimitata insieme alle riforme di mercato: «La socialdemocrazia contemporanea parte da una posizione borghese nell’esplicare i fenomeni sociali. Essa si pronuncia per la libertà assoluta nella vita sociale e la concorrenza illimitata attraverso il mercato; questo significa voler ammettere la spontaneità, la lotta per la sopravvivenza e le altre leggi del mondo biologico. È un punto di vista reazionario nella sua essenza, una presa di posizione di chi vuole sottomettere la società socialista all’azione incontrollata della legge della giungla, propria della società borghese» (Opere scelte, vol. X, Edizioni in lingue estere, Pyongyang 1999, p. 97).

Di per sé Marx non scivola lungo tale piano inclinato, ma non offre tutti gli anticorpi necessari a sbarazzarsi di questa tentazione permanente del marxismo occidentale. La Critica del liberalismo di Alain de Benoist è così radicale da investire perfino il pensiero di Marx, «il quale non riesce a liberarsi da un certo individualismo» soprattutto nelle pagine dell’Ideologia tedesca in cui contrappone la “comunità reale” alla “comunità apparente”.

«Solo nella comunità con altri ciascun individuo ha i mezzi per sviluppare in tutti i sensi le sue disposizioni; solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale. Nei surrogati di comunità che ci sono stati finora, nello Stato, ecc., la libertà personale esisteva soltanto per gli individui che si erano sviluppati nelle condizioni della classe dominante e solo in quanto erano individui di questa classe. La comunità apparente nella quale finora si sono uniti gli individui si è sempre resa autonoma di contro a loro e allo stesso tempo, essendo l’unione di una classe di contro a un’altra, per la classe dominata non era soltanto una comunità del tutto illusoria, ma anche una nuova catena. Nella comunità reale gli individui acquistano la loro libertà nella loro associazione e per mezzo di essa» (Opere, vol. V, Editori Riuniti, Roma 1972, pp. 63-64).

In queste righe non v’è nulla di “sbagliato”: in una società che gli garantisca le condizioni di vita fondamentali (casa, lavoro, sanità, istruzione, ecc.), l’uomo è effettivamente più libero di fare progetti a lungo termine e di realizzare i propri sogni senza preoccupazioni materiali, piuttosto che in una società in cui debba lottare ogni giorno per sopravvivere. Ma davvero il legame comunitario è soltanto un mezzo per accrescere la libertà individuale?

Scrive Kim Jong Il: «Definendo l’essenza dell’uomo come l’insieme dei rapporti sociali, Marx ha messo in chiaro che si tratta di un essere che vive nei rapporti sociali, ma non è riuscito a vedere che il collettivismo è un bisogno intrinseco di ogni uomo in qualità di membro della comunità sociale. Le idee del Juché hanno affermato per la prima volta che l’uomo può condurre una vita degna di essere vissuta e assolvere il suo magnifico ruolo creatore soltanto in seno alla comunità sociale; esse hanno così gettato nuova luce sul bisogno collettivista dell’uomo» (Opere scelte, vol. X, Edizioni in lingue estere, Pyongyang 1999, pp. 87-88).

Marx ha il merito scientifico di superare le astrazioni idealistiche sulla natura umana e di collocare l’uomo nei rapporti sociali che costituiscono il presupposto oggettivo della sua esistenza (VI Tesi su Feuerbach), ma lascia aperto uno spiraglio alle ideologie che definiscono la disciplina collettiva — sorgente di tutte le vittorie del socialismo — come un male necessario, che intendono la libertà come un fine a sé stante e il socialismo come un semplice strumento per esaudire le promesse non mantenute dalla borghesia.

Le idee del Juché escono invece dal paradigma della modernità borghese perché indicano nella comunità sociale un bisogno umano intrinseco, e non finalizzato ad obiettivi esterni, per ragioni assiologiche e insieme funzionali: a) solo il legame con la comunità conferisce un orizzonte di senso alla vita dell’uomo e lo motiva ad agire oltre il mero istinto di sopravvivenza e l’inerzia della routine; b) senza un rapporto attivo con la comunità l’uomo obiettivamente “funziona male”, si infiacchisce e degenera in un passivo consumatore, perde la capacità di conoscere il mondo e di trasformarlo.

In estrema sintesi: la permanenza della gerarchia politica nel comunismo è indispensabile perché l’accresciuta libertà degli individui non rigeneri la gerarchia naturale con al vertice i fratelli Bianchi e le Concettine.

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Re: Socialismo e questione maschile/incel - Con Fabrizio Marchi e Alarico Della Scala

Messaggio da Hoppe » 19/04/2022, 18:46

Se la comunità sociale è un bisogno intrinseco (lo prendo per buono, anche se ci sono persone più o meno introverse, arrivando fino agli eremiti) questo non significa che bisogna forzare le persone a condividere mezzi di produzione, anzi le persone si associerebbero volontariamente in varie comunità. E infatti lo fanno.
Fin'ora i fatti ci dicono che le società che riconoscono la proprietà privata e incoraggiano l'iniziativa individuale sono più funzionali di quelle basate sul collettivismo forzato.
Se bisogna usare straordinarie risorse (esercito, polizia, censura, servizi segreti) per mantenere in vita i regimi comunisti allora significa che è il comunismo a essere contro la natura umana.
[...] non so mi guardo allo specchio e si ho dei difetti ovvio, ma mi piaccio non vedo perche una donna non dovrebbe volere il mio seme, stiamo scherzando lol? IO sono un grande, un figo, una donna dovrebbe essere grata del mio seme.

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Re: Socialismo e questione maschile/incel - Con Fabrizio Marchi e Alarico Della Scala

Messaggio da Millennial Doomer » 19/04/2022, 18:48

Hoppe ha scritto: ↑
19/04/2022, 18:46
Fin'ora i fatti ci dicono che le società che riconoscono la proprietà privata e incoraggiano l'iniziativa individuale sono più funzionali di quelle basate sul collettivismo forzato.
Come si fa ad affermare questo e poi condannare la disparità sessuale che vige nei Paesi di cultura occidentale, fondata proprio sull'esasperazione dell'individualismo e la denigrazione della comunità collettiva?

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Re: Socialismo e questione maschile/incel - Con Fabrizio Marchi e Alarico Della Scala

Messaggio da Hoppe » 19/04/2022, 20:08

Millennial Doomer ha scritto: ↑
19/04/2022, 18:48
Hoppe ha scritto: ↑
19/04/2022, 18:46
Fin'ora i fatti ci dicono che le società che riconoscono la proprietà privata e incoraggiano l'iniziativa individuale sono più funzionali di quelle basate sul collettivismo forzato.
Come si fa ad affermare questo e poi condannare la disparità sessuale che vige nei Paesi di cultura occidentale, fondata proprio sull'esasperazione dell'individualismo e la denigrazione della comunità collettiva?
Se raggiungi il benessere e non c'è l'obbligo legale di sposarsi/limitazioni legali alle donne nubili una parte delle donne rifiuteranno di accoppiarsi.
Poi dal denigrare l'identità collettiva all'instaurare un regime totalitario ce ne passa.
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Re: Socialismo e questione maschile/incel - Con Fabrizio Marchi e Alarico Della Scala

Messaggio da Millennial Doomer » 19/04/2022, 20:32

Hoppe ha scritto: ↑
19/04/2022, 20:08
Millennial Doomer ha scritto: ↑
19/04/2022, 18:48
Hoppe ha scritto: ↑
19/04/2022, 18:46
Fin'ora i fatti ci dicono che le società che riconoscono la proprietà privata e incoraggiano l'iniziativa individuale sono più funzionali di quelle basate sul collettivismo forzato.
Come si fa ad affermare questo e poi condannare la disparità sessuale che vige nei Paesi di cultura occidentale, fondata proprio sull'esasperazione dell'individualismo e la denigrazione della comunità collettiva?
Se raggiungi il benessere e non c'è l'obbligo legale di sposarsi/limitazioni legali alle donne nubili una parte delle donne rifiuteranno di accoppiarsi.
Poi dal denigrare l'identità collettiva all'instaurare un regime totalitario ce ne passa.
Mi sembra che oggi siano ben più di una parte quelle che non si accontentano e rifiutano le relazioni stabili, in base alle mie coetanee che ho conosciuto direi che la media è più o meno questa:


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Re: Socialismo e questione maschile/incel - Con Fabrizio Marchi e Alarico Della Scala

Messaggio da Hoppe » 19/04/2022, 21:59

deusfur ha scritto: ↑
19/04/2022, 21:20
Hoppe ha scritto: ↑
19/04/2022, 20:08
Millennial Doomer ha scritto: ↑
19/04/2022, 18:48


Come si fa ad affermare questo e poi condannare la disparità sessuale che vige nei Paesi di cultura occidentale, fondata proprio sull'esasperazione dell'individualismo e la denigrazione della comunità collettiva?
Se raggiungi il benessere e non c'è l'obbligo legale di sposarsi/limitazioni legali alle donne nubili una parte delle donne rifiuteranno di accoppiarsi.
Poi dal denigrare l'identità collettiva all'instaurare un regime totalitario ce ne passa.
vedi caro, questa affermazione è l'esempio perfetto della ontologizzazione degli assunti su cui è imperniato il sistema vigente. Non mi spendo più di tanto perché ne ho parlato fino alla noia, ma in pratica, anziché giungere alla conclusione che l'attuale sistema riconosca solamente le aspettative femminili e disconosca invece quelle maschili, fai tua la narrazione femminista sulla divisione sessuale del lavoro, le donne vittime di oppressione, costrette alla sopravvivenza, che subivano limitazioni alla loro realizzazione nella sfera pubblica e ciò era determinato dagli uomini al fine di costringerle alle unioni (quando semmai è vero il contrario, ovvero che la monogamia aveva vantaggi più per le donne che per gli uomini), etc. etc.
Nel mio Forum ho scritto moltissimo a riguardo, trovi tutto nelle sezioni vetrina.
Non ho detto che la società del passato era un complotto maschile contro le donne, ho detto una cosa che tra l'altro vale anche per gli uomini.
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Re: Socialismo e questione maschile/incel - Con Fabrizio Marchi e Alarico Della Scala

Messaggio da Hoppe » 19/04/2022, 22:36

deusfur ha scritto: ↑
19/04/2022, 22:09
Quando fai riferimento ad obbligo legale di sposarsi, non ho ben chiaro a cosa ti riferisci. E' esistita per un breve periodo la tassa sul celibato, che in quanto tale gravava sugli uomini. Per quanto riguarda l'obbligo del riconoscimento della paternità, ha sempre gravato sugli uomini, mai sulle donne (si sapeva che, in assenza di orfanatrofi, avrebbero ucciso i figli non desiderati).
Non è per fare polemica, ma davvero non ho capito a quali obblighi legali (per le donne) di sposarsi fai riferimento.

Poi, se vuoi dire che nelle società industriali avanzate gli uomini sono diventati inutili, in quanto lo scambio era del tipo protezione e mantenimento da un lato e cura e orgasmo dall'altro, e oggi un elemento dello scambio è venuto meno (la protezione e il mantenimento), sono d'accordo con te (e non potrebbe essere diversamente). Però bisognerebbe ragionare sulle modalità in cui questa protezione e mantenimento sono venuti meno. E dirlo in una maniera o in un'altra non è irrilevante, ma significa giustificare e condividere delle narrazioni (e quindi dei sistemi normativi e sociali) che possono essere radicalmente diversi.
non ho fatto riferimento a nessuna partcolare legge esistita in passato, era un ragionamento a sé stante
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Re: Socialismo e questione maschile/incel - Con Fabrizio Marchi e Alarico Della Scala

Messaggio da Hoppe » 19/04/2022, 23:26

deusfur ha scritto: ↑
19/04/2022, 22:44
quindi, sempre se non ho capito male, volevi dire che l'unico modo per migliorare la condizione maschile sarebbe obbligare le donne a sposarsi? Ripeto, se non ho capito male e non mi sono perso nel discorso.
Io comunico in modo molto semplice, sei tu quello che da una frase di due righe ricava significati nascosti.
Se per questione maschile intendi che c'è una minoranza consistente di uomini che non ha i risultati sperati con le donne le soluzioni a livello generale sono due: o si obbligano/incentivano le donne ad abbassare le pretese e ad andare con uomini con basso LMS oppure si aiutano gli uomini poco attraenti ad alzare il loro LMS.
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Re: Socialismo e questione maschile/incel - Con Fabrizio Marchi e Alarico Della Scala

Messaggio da Millennial Doomer » 19/04/2022, 23:40

Se ne era già discusso in un topic apposito: https://www.ramispogli.it/forum/viewtop ... f=8&t=1886

Gelointenso
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Re: Socialismo e questione maschile/incel - Con Fabrizio Marchi e Alarico Della Scala

Messaggio da Gelointenso » 23/04/2022, 4:43

LENIN CONTRO IL LIBERALISMO SESSUALE
da un colloquio con Clara Zetkin nel 1920

«Lo so, lo so, — egli disse. — Molti accusano an­che me di filisteismo. Ma ciò non mi turba. Gli uccel­lini appena usciti dall’uovo delle concezioni borghesi, si credono sempre terribilmente intelligenti. Bisogna rasse­gnarsi. Il movimento dei giovani è anch’esso contaminato dalla tendenza moderna e dalla predilezione smi­surata per i problemi sessuali.»

Lenin calcò con ironia la parola «moderna», con aria di disapprovazione.

«Mi hanno detto che i problemi sessuali sono anche un argomento favorito delle vostre organizzazioni giova­nili. Non mancano mai relatori su questo argomento. Ciò è particolarmente scandaloso, particolarmente delete­rio per il movimento dei giovani. Questi argomenti possono facilmente contribuire ad eccitare, a stimolare la vita sessuale di certi individui, a distruggere la salute e la forza della giovinezza. Voi dovete lottare anche contro questa tendenza. Il movimento delle donne e quello dei giovani hanno molti punti di contatto. Le nostre donne comuniste devono fare dovunque, insieme coi giovani, un lavoro sistematico. Ciò avrà per effetto di elevarle, di trasportarle dal mondo della maternità individuale in quello della maternità sociale. È necessario contribuire ad ogni risveglio della vita sociale e dell’attività della donna, per consentirle di elevarsi al di sopra della men­talità ristretta, piccolo-borghese, individualista della sua vita domestica e familiare.

«Anche da noi, una gran parte della gioventù la­vora assiduamente a rivedere la concezione borghese del­la “morale” nei problemi sessuali. Ed è, debbo dirlo, l’élite della nostra gioventù, quella che realmente promette molto. Come voi avete rilevato, nelle condizioni create dalla guerra e dalla rivoluzione, gli antichi valori ideologici crollano, perdono di forza. I nuovi valori non si cristallizzano che lentamente, con la lotta.

«Le concezioni sui rapporti tra l’uomo e la donna sono sconvolte, come anche i sentimenti e le idee. Si delimitano di nuovo i diritti dell’individuo e quelli della collettività e, quindi, i doveri dell’individuo. È un pro­cesso lento e spesso doloroso di deperimento e di degenerazione. Ciò è egualmente vero nel campo dei rapporti sessuali, per il matrimonio e la famiglia. La decadenza, la putrefazione, la melma del matrimonio borghese, con le sue difficoltà di scioglimento, con la libertà per il ma­rito e la schiavitù per la moglie, la menzogna infame della morale sessuale e dei rapporti sessuali riempiono gli uomini migliori di un disgusto profondo.

«Il giogo che le leggi dello Stato borghese fanno pesare sul matrimonio e la famiglia aggrava ancora il male e rende i conflitti più acuti. È il gioco della “sa­crosanta proprietà” che sanziona la venalità, la bassezza, l’oscenità. E l’ipocrisia convenzionale della società borghese “per bene” fa il resto.

«La gente comincerà a rivoltarsi contro queste defor­mazioni della natura. E nell’epoca in cui vacillano Stati potenti, le antiche forme di dominazione scompaiono, tutto un mondo sociale perisce, i sentimenti dell’indivi­duo isolato si modificano rapidamente.

«Si diffonde una sete ardente di facili piaceri. Le forme del matrimonio e i rapporti tra i sessi nel senso borghese non soddisfano più. In questo campo si appros­sima una rivoluzione che corrisponde alla rivoluzione proletaria. Si capisce che tutta questa matassa straordinariamente intricata di questioni preoccupi profondamen­te tanto le donne quanto i giovani. Gli uni e le altre sof­frono particolarmente dell’odierna confusione dei rap­porti sessuali. La gioventù protesta contro questo stato di cose con la foga chiassosa propria dell’età. È compren­sibile. Nulla sarebbe più falso che predicare alla gioventù l’ascetismo monastico e la sanità del sudiciume borghese. Ma non è bene, secondo me, che i problemi sessuali, posti in primo piano da cause naturali, divengano in que­sti anni la preoccupazione principale dei giovani. Le conseguenze talvolta potrebbero essere fatali.

«Nel suo nuovo atteggiamento nei riguardi delle questioni concernenti la vita sessuale, la gioventù si richiama naturalmente ai principi, alla teoria. Molti qua­lificano la loro posizione come “rivoluzionaria” e “comunista”. Essi credono sinceramente che sia così. A noi vecchi non ce la danno a intendere. Benché io non sia af­fatto un asceta malinconico, questa nuova vita sessuale della gioventù, e spesso anche degli adulti, mi appare molto spesso come del tutto borghese, come uno dei molteplici aspetti di un lupanare borghese. Tutto ciò non ha nulla a che vedere con la “libertà dell’amore”, cosi come noi comunisti la concepiamo. Voi conoscete senza dubbio la famosa teoria secondo la quale, nella società comunista, soddisfare i propri istinti sessuali e il proprio impulso amoroso è tanto semplice e tanto insignificante quanto bere un bicchier d’acqua. Questa teoria del “bicchier d’acqua” ha reso pazza la nostra gioventù, letteralmente pazza.

«Essa è stata fatale a molti giovani e a molte ra­gazze. I suoi sostenitori affermano che è una teoria marxista. Bel marxismo quello per cui tutti i fenomeni e tutte le modificazioni che intervengono nella sovrastrut­tura ideologica della società si deducono immediatamen­te, in linea diretta e senza alcuna riserva, unicamente dalla base economica! La cosa non è così semplice come ha l’aria di esserlo. Un certo Friedrich Engels, già da molto tempo, ha sottolineato in che consiste veramente il materialismo storico.

«Io considero la famosa teoria del “bicchier di acqua” come non marxista e antisociale per giunta. Nella vita sessuale si manifesta non solo ciò che noi deriviamo dalla natura ma anche il grado di cultura raggiunto, si tratti di cose elevate o inferiori.

«Engels, nella sua Origine della famiglia, mostra l’importanza propria dello sviluppo e dell’affinamento dell’impulso sessuale in rapporto all’individuo. I rap­porti tra i sessi non sono semplicemente l’espressione del giuoco della economia sociale e del bisogno fisico, dissociati in concetti mediante un’analisi psicologica.

«La tendenza a ricondurre direttamente alla base economica della società la modificazione di questi rap­porti, al di fuori della loro relazione con tutta l’ideologia, sarebbe non già marxismo, ma razionalismo. Certo, la sete deve essere tolta. Ma un uomo normale, in condizioni ugualmente normali, si butterà forse a terra nella strada per bere in una pozzanghera di acqua sporca? Oppure berrà in un bicchiere dagli orli segnati da decine di altre labbra? Ma il più importante è l’aspetto sociale. Infatti, bere dell’acqua è una faccenda personale. Ma, nell’amore, vi sono interessate due persone e può venire un terzo, un nuovo essere. È da questo fatto che sorge l’interesse so­ciale, il dovere verso la collettività. Come comunista, io non sento alcuna simpatia per la teoria del “bicchier d’ac­qua”, benché porti l’etichetta del “libero amore”. Per di più, oltre a non essere comunista, questa teoria non è neppure nuova. Voi vi ricordate certamente ch’essa è stata “predicata” nella letteratura romantica verso la metà del secolo passato come “emancipazione del cuore”, che la pratica borghese cambiò poi in “emancipazione del­la carne”. Allora si predicava con maggior talento d’oggi. Quanto alla pratica, non posso giudicarne.

«Io non voglio affatto, con la mia critica, predi­care l’ascetismo. Sono lontanissimo da ciò. Il comuni­smo deve apportare non l’ascetismo, ma la gioia di vivere e il benessere fisico, dovuti anche alla pienezza dell’amore. Secondo me l’eccesso che si osserva oggi nella vita sessuale non produce né la gioia né il benes­sere fisico ma, al contrario, li diminuisce. Ora, in tem­pi rivoluzionari, ciò è male, molto male.

«La gioventù particolarmente ha bisogno della gioia di vivere e del benessere fisico. Sport, ginnastica, nuoto, escursioni, ogni sorta di esercizi fisici, variati interessi intellettuali, studi, analisi, ricerche: imparare, studiare, ricercare quanto più è possibile in comune. Tutto ciò darà alla gioventù molto di più delle teorie e delle discussioni interminabili sulla questione sessuale, sulla cosiddetta ma­niera di “godere la vita”.

«Mente sana in corpo sano. Né monaco né don Gio­vanni e nemmeno, come mezzo termine, un filisteo tede­sco. Voi conoscete bene il vostro giovane compagno Huz. È un giovane perfetto, ricco di doti, ma temo che non ne venga nulla di buono. Si agita e si getta da un’avventura amorosa ad un’altra. Ciò è un male, per la lotta politica e per la rivoluzione. Io non garantirei, riguardo alla sicu­rezza e alla fermezza nella lotta, delle donne il cui ro­manzo personale si intreccia con la politica, né degli uomini che corrono dietro ad ogni gonnella e si lasciano incantare dalla prima ragazza. No, questo non è compati­bile con la rivoluzione.»

Lenin si alzò bruscamente, batté la mano sul tavolo e fece qualche passo nella camera.

«La rivoluzione esige concentrazione, tensione del­le forze. Dalle masse e dagli individui. Essa non può tol­lerare stati orgiastici, del genere di quelli propri delle eroine e degli eroi decadenti di D’Annunzio. Gli eccessi nella vita sessuale sono un segno di decadenza borghese. Il proletariato è una classe che sale. Non ha bisogno di inebriarsi, di stordirsi, di eccitarsi. Non chiede di ubriacarsi né con eccessi sessuali né con alcool. Non deve dimenticare e non dimenticherà la bassezza, il fango e la barbarie del capitalismo. Attinge i suoi maggiori impulsi alla lotta dalla situazione della sua classe e dall’ideale co­munista. Ciò che gli è necessario è la chiarezza ed ancora una volta la chiarezza. Così, lo ripeto, niente debolezza, niente sciupio o distruzione di forze. Dominarsi, discipli­nare i propri atti non è schiavitù, neanche in amore.

«Ma scusatemi, Clara, mi sono molto allontanato dal punto di partenza della nostra conversazione. Perché non mi avete richiamato all’ordine? Mi sono lasciato tra­sportare dalla foga. L’avvenire della nostra gioventù mi preoccupa molto. La gioventù è una parte della rivolu­zione. Ora, se le influenze nocive della società borghese cominciano a raggiungere anche il mondo della rivoluzio­ne, come le radici largamente ramificate di certe erbac­ce, è meglio reagire in tempo. Tanto più che tali que­stioni fanno anche parte del problema femminile.»

― V. I. Lenin, L’emancipazione della donna, Editori Riuniti, Roma 1971, pp. 89-94.

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