Sesso e «libero amore» in URSS

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Alaricus Rex
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Sesso e «libero amore» in URSS

Messaggio da Alaricus Rex » 10/12/2021, 12:56

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Sesso e «libero amore» in URSS

in “Vie Nuove”, IV, 39, 2 ottobre 1949, p. 2.

Alfredo Di Legge di Roma, Pilina di San Remo, Glauco Licata di Palermo e molti altri lettori ci chiedono particolari su una serie di problemi che si riferiscono alle relazioni tra i sessi nell’Urss, in particolare quello della prostituzione, del «libero amore», della famiglia, del lavoro femminile, della «mascolinizzazione» delle donne, ecc. Crediamo utile dare una risposta complessiva a tutti questi quesiti, illustrando alcuni punti essenziali sull’argomento.

La prostituzione femminile. – Considerata quale una delle peggiori conseguenze sociali e morali della divisione della società in sfruttati e sfruttatori, essa è stata vietata e combattuta nell’Urss sin dai primi anni del potere sovietico, mentre le prostitute venivano inviate in appositi luoghi di rieducazione. Però, naturalmente, finché la nuova società sovietica non fu in grado di assicurare a tutti i cittadini un lavoro, ossia finché esistette nell’Urss, per le rovine e le difficoltà ereditate dalle guerre e dal precedente regime, la disoccupazione, sussistette pure — malgrado tutte le misure repressive — la prostituzione, sebbene in misura limitata. Ma dopo la scomparsa, verso il 1929-30, della disoccupazione e, contemporaneamente, degli ultimi residui delle classi sfruttatrici, non esistevano più le basi economiche del fenomeno e con esse il problema. Quanto agli strascichi morali, ossia ai residui della corruzione e dissolutezza proprie del regime capitalistico, scomparse le cause economiche la loro soluzione fu più facile per cui oggi nell’Urss non esiste realmente più prostituzione. Con ciò evidentemente non si vuol dire che non possano verificarsi nell’Urss casi di donne disposte a concedersi a uomini non per inclinazione ma per calcolo materiale, ma tali casi sono oramai eccezioni, sono ogni giorno più rari e sono unanimemente condannati dalla opinione e dalla morale pubblica sovietiche. Molti altri lettori hanno però posto il quesito: ma allora come se la cavano i giovani prima del matrimonio? La domanda non è del tutto ingiustificata, perché, evidentemente, se esistesse nell’Urss, come esiste negli Stati capitalistici, tutto uno strato di giovani scapoli, per cui si pone con una certa acutezza il problema delle relazioni sessuali, la richiesta finirebbe per suscitare anche l’offerta, e risorgerebbe allora, se non la prostituzione vera e propria, un fenomeno di diffusa corruzione e dissolutezza. Ma questi lettori non tengono conto del fatto che i matrimoni tardivi in regime capitalistico sono causati soprattutto dalle difficoltà che incontra un giovane a trovare un lavoro stabile, una sistemazione economica sicura, un posto nella vita. Nell’Urss, invece, questi problemi non si pongono e i giovani si sposano molto presto, di solito verso i 20 anni.

Amore libero. – La teoria del cosiddetto «amore libero» come sistema di vita è rigorosamente condannata dal marxismo, quale deviazione anarcoide e fenomeno di dissolutezza piccolo borghese. Ciò che invece esiste e ha pieno vigore nell’Urss è il principio giuridico secondo il quale ogni persona che abbia raggiunto i 18 anni ha pieno diritto di disporre liberamente del proprio corpo. Ciò significa, ad esempio, che tanto l’uomo che la donna possono annodare relazioni con chiunque, che il reato di seduzione o d’adulterio non esistono per il codice sovietico. Ma questo, però, non significa affatto che la dissolutezza sia ammessa o anche tollerata nella nuova società socialista. Estrinsecazione normale dei rapporti fra i sessi nella società sovietica è la creazione da parte di un uomo e di una donna — aventi uguali diritti — che si sentono attratti l’uno verso l’altro spiritualmente, sentimentalmente e sessualmente, di una libera associazione famigliare per la vita in comune e per l’educazione della prole; mentre qualsiasi condotta che eriga a sistema di vita lo stabilire continuamente relazioni sessuali temporanee con persone diverse è severissimamente condannata dalla morale socialista e può persino essere perseguita non solo in sede sociale (mediante biasimi e richiami da parte delle organizzazioni sindacali, di partito, ecc.) ma persino penalmente (quale attentato alla moralità socialista) nei casi particolarmente gravi e incorreggibili. E ciò vale per i due sessi.

La vita familiare. – Essa è caratterizzata nell’Urss dal fatto che ambedue i coniugi godono dei medesimi diritti non solo sulla carta, ma di fatto. Anzitutto di solito lavorano sia il marito che la moglie (il che è facilitato dall’esistenza presso ogni azienda di nidi e giardini di infanzia, di lavanderie meccaniche, di refettori e mense, ecc.); ciò assicura alla donna completa indipendenza economica dal marito. Inoltre, la moglie può conservare il proprio cognome così come può dare ai figli il suo cognome invece di quello del padre. La moglie non ha l’obbligo di seguire il marito e di conviverci, mentre l’obbligo dell’assistenza morale e materiale all’altro coniuge è ambivalente. Il reato d’adulterio è sconosciuto alla legislazione sovietica. La moglie conserva anche la proprietà dei suoi beni personali, tanto acquisiti prima che durante il matrimonio, così come le spetta, per diritto, la metà dei beni acquisiti congiuntamente col marito. Il divorzio esiste, ma è concesso con molta cautela.

Mascolinizzazione. – Questa situazione di piena uguaglianza in diritti dell’uomo e della donna evidentemente non ha nulla a che vedere con la «mascolinizzazione» della donna, che non si verifica affatto nell’Unione Sovietica. La donna sovietica tiene invece in modo particolare a porre in valore e in risalto la propria femminilità, di cui va fiera. Evidentemente, ciò avviene anche perché essa non ha nessun bisogno di mettersi i pantaloni lunghi o di tagliarsi i capelli per avvicinarsi — ma solo esteriormente — agli uomini, visto che è la loro simile e la loro pari in tutti i campi, politico, economico, giuridico, e anche nel costume quotidiano.

(Luigi Longo jr.)

― Vie Nuove risponde, Editoriale Vie Nuove, Roma 1953, pp. 213-214.

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Millennial Doomer
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Re: Sesso e «libero amore» in URSS

Messaggio da Millennial Doomer » 10/12/2021, 14:49

Proprio in questi giorni ho tradotto "Considerazioni su un viaggio in Russia" di Ernst Niekisch per i ragazzi del Britney National Party e vengono affermate sostanzialmente le stesse cose, cioè che lavorando fianco a fianco in catena di montaggio uomini e donne sovietici avevano perso la visione perversa della sessualità vigente nel liberal-capitalismo occidentale. Alla fine oggi molti destrocucchi dicono che la donna si sia "mascolinizzata" quando invece non è affatto così, anzi ha esacerbato al massimo i suoi comportamenti che rimandano all'elemento femminile (ipergamia feroce, selezione spietata del partner, volubilità emotiva ed affettiva eccetera). Forse se la donna si "mascolinizzasse" per davvero si creerebe una situazione molto più equilibrata e stabile dal punto di vista relazionale @Cyberbosco94

Gaudente
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Re: Sesso e «libero amore» in URSS

Messaggio da Gaudente » 10/12/2021, 17:17


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Nihil88
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Re: Sesso e «libero amore» in URSS

Messaggio da Nihil88 » 11/12/2021, 9:51

Comunisti di merda
"Possa tu liberarmi dal tenebroso abisso di questo mondo che altro non è se non tortura, ferite fino alla morte, e dove né soccorritore né vero amico si trovano! Non sapendo che cosa fare per salvarmi, piango su me stesso"

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Re: Sesso e «libero amore» in URSS

Messaggio da Myers » 11/12/2021, 15:47

Ennesima conferma che siamo nati nell'epoca storica peggiore per essere un maschio eterosessuale nella media.
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coca cøla di rienzo
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Re: Sesso e «libero amore» in URSS

Messaggio da coca cøla di rienzo » 23/01/2022, 10:26

Ottimo articolo compagno

è molto interessante notare come si è evoluta la morale sessuale in Unione Sovietica e nel marxismo-leninismo

All'indomani della Rivoluzione di ottobre fu promossa in Russia ogni tipo di degenerazione con lo scopo di sovvertire la rigida tradizione e morale zarista: Lenin decriminalizzò l'omosessualità, vennero legalizzati promossi e incoraggiati aborto e divorzio e l'amore libero (sì, se ve lo state chiedendo la rivoluzione sessuale del 1968 è figlia legittima dell'Ottobre Rosso); il femminismo dilagò nella tradizionalista e patriarcale Russia. Lo scopo era di rendere i figli soggetti allo Stato piuttosto che alla propria famiglia (resa instabile e disgregata).

Dopo il caos è seguita la normalizzazione; il popolo russo, orfano dei Romanov, era stufo e aveva bisogno di essere rimesso in riga: ecco che Stalin rende illegali omosessualità, divorzio e aborto, ritenuti anti-sociali e degenerazioni borghesi

In seguito i precetti di Stalin vennero incorporati nella morale sessuale marxista-leninista, filosofia dell'URSS fino alla sua dissoluzione.

Nel frattempo, il KGB, i servizi segreti sovietici, finanziavano e promuovevano la Scuola di Francoforte, la Rivoluzione Sessuale e le coppie interraziali per destabilizzare la rigida società statunitense; questa non è una contraddizione, ma rientra bensì nella logica "destabilizzazione-normalizzazione/dittatura" propria della prassi marxista
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Hoppe
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Re: Sesso e «libero amore» in URSS

Messaggio da Hoppe » 23/01/2022, 14:27

Penso che il regime comunista sovietico sia stato il partner minore, il figlio, delle elite globaliste (non esclusivamente filocomuniste, ma più in generale progressiste). Le tendenze culturali decadenti precedono la rivoluzione d'ottobre e si diffondono sopratutto tra gli artisti francesi (scrittori, poeti, pittori) e poi in america.
[...] non so mi guardo allo specchio e si ho dei difetti ovvio, ma mi piaccio non vedo perche una donna non dovrebbe volere il mio seme, stiamo scherzando lol? IO sono un grande, un figo, una donna dovrebbe essere grata del mio seme.

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Mike Litoris
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Re: Sesso e «libero amore» in URSS

Messaggio da Mike Litoris » 23/01/2022, 14:58

Millennial Doomer ha scritto: ↑
10/12/2021, 14:49
Proprio in questi giorni ho tradotto "Considerazioni su un viaggio in Russia" di Ernst Niekisch per i ragazzi del Britney National Party e vengono affermate sostanzialmente le stesse cose, cioè che lavorando fianco a fianco in catena di montaggio uomini e donne sovietici avevano perso la visione perversa della sessualità vigente nel liberal-capitalismo occidentale.
Beh, mi sembra molto forzato.
Uomini e donne lavorano spalla a spalla anche oggigiorno, nel mondo post capitalista, ma l'unica cosa che ne esce fuori è lo zerbinismo lavorativo.
E fuori dal lavoro sappiamo bene come va.
Lavoravano in catena di montaggio con gli uomini anche in Inghilterra, America e Francia in contemporanea a ciò che accadeva in URSS.

Non è che il lavoro nobiliti la donna a mio avviso, anzi il più delle volte la imbruttisce umanamente....
Anche perchè sono esseri molto competitivi e ambiziosi che rendono ogni ambiente, lavorativo e non, un covo di vipere.

Il posto giusto della donna è quello di moglie-madre reggitrice della casa

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coca cøla di rienzo
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Re: Sesso e «libero amore» in URSS

Messaggio da coca cøla di rienzo » 23/01/2022, 15:07

Hoppe ha scritto: ↑
23/01/2022, 14:27
Penso che il regime comunista sovietico sia stato il partner minore, il figlio, delle elite globaliste (non esclusivamente filocomuniste, ma più in generale progressiste). Le tendenze culturali decadenti precedono la rivoluzione d'ottobre e si diffondono sopratutto tra gli artisti francesi (scrittori, poeti, pittori) e poi in america.
La Rivoluzione Russa è il sequel della Rivoluzione Francese: Rousseau, uno dei primi proto-comunisti, è il padre spirituale della Grande Rivoluzione con il suo ideale di uguaglianza; Marx e Engels prendono spunto dal Terrore rivoluzionario nella loro teorizzazione del Terrore Rosso; Lenin studiò in Francia e ammirava Robespierre, tanto che subito dopo l'Ottobre Rosso ordinò personalmente la costruzione di una statua in suo onore (la statua venne demolita pochi giorni dopo probabilmente perché costruita con materiale scadente) così come di altri rivoluzionari francesi; i Bolscevichi si definivano apertamente eredi legittimi dei Giacobini

per non parlare di Babeuf, e della Comune di Parigi del 1871, fenomeno dal quale Marx attinse a piene mani
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Mike Litoris
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Re: Sesso e «libero amore» in URSS

Messaggio da Mike Litoris » 23/01/2022, 15:08

Alaricus Rex ha scritto: ↑
10/12/2021, 12:56

Mascolinizzazione. – Questa situazione di piena uguaglianza in diritti dell’uomo e della donna evidentemente non ha nulla a che vedere con la «mascolinizzazione» della donna, che non si verifica affatto nell’Unione Sovietica. La donna sovietica tiene invece in modo particolare a porre in valore e in risalto la propria femminilità, di cui va fiera. Evidentemente, ciò avviene anche perché essa non ha nessun bisogno di mettersi i pantaloni lunghi o di tagliarsi i capelli per avvicinarsi — ma solo esteriormente — agli uomini
:honk:

Beh, che la donna nell'iconografia sovietica sia spesso e volentieri un simil trans genderfluid penso sia un dato di fatto.
Non prendiamoci per il culo, se non è mascolanizzazione questa non so cosa lo sia.

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10/10 quest* ha il cazzo, altro che risaltare la propria femminilità

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Dimitri e il gemello Nikolai che diventa Natasha il venerdì notte

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Mi pare sotto gli occhi di tutti che ci sia una palese intenzione di mascolanizzazione, a livelli grotteschi, mi pare lampante e cristallino.

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