Quando leggo questi racconti non so reputarmi fortunato o meno.Sfirt ha scritto: ↑18/06/2021, 13:48Quoto, sembra la descrizione di Gallipoli.
Io ci sono andato a 18 anni con la comitiva di amici cessi bluepillati.
Era un concentrato di edonismo e istintività come mai l'ho visto in vita mia.
Una massa oceanica di bellocci e bellocce alla ricerca spasmodica del piacere, con l'unico obiettivo di godere il più possibile nel minore tempo possibile, senza vincoli o freni inibitori di nessun tipo.
Istintività animalesca allo stato puro, assenza di qualsiasi freno e convenzione sociale.
Come una festa perenne insomma, ma i requisiti per accedervi sono altissimi, neanche essere un comune normaloide basta.
Se non possiedi i requisiti non ti arrivano nemmeno le briciole, resti fuori a fare da spettatore, come se stessi osservando un'altra dimensione, vicina fisicamente ma allo stesso tempo completamente inaccessibile.
Ed è una vera e propria tortura psicologica, come passare davanti alla vetrina di una pasticciera piena di dolci squisiti quando sei a digiuno da dieci giorni.
Una sera mi misi un po' a ballare dopo un paio di drink, ero un po' brillo ma neanche troppo. Vi giuro che due tizie che stavano dietro cominciarono letteralmente dal nulla a prendermi per il culo, dicendo robe come "è l'uomo della serata", "scelgo lui". Bestiale.
In generale le vacanze al mare se non sei almeno normaloide sono da evitare, a meno di andare in posti proprio degradatissimi.
Se sei cesso non ha senso fare le cose che fanno tutti e cercare di godere nei modi tradizionali, rischi di scottarti e stare ancora peggio.
Se ti manca una gamba non puoi pensare di correre una maratona, cosi come se sei brutto non puoi pensare di accedere a certi mondi e a certe sensazioni.
A questo punto ha più senso farsi un viaggio in montagna e calarsi un paio di acidi con qualche amico o farsi viaggetto ad Amsterdam e provare puttane di lusso.
Poi va be' si vede che sei ancora pesantemente bluepillato, in questa fase è inutile dirti cosa fare e cosa non fare. Devi mangiare quintali di merda, poi capirai da te cosa è meglio fare e cosa invece è meglio evitare.
Tra noi c'era una sorta di patto non scritto, un tacito accordo che ci portava a evitare qualsiasi discussione riguardante vacanze a mare, discoteche, locali, turiste tedesche, falò in spiaggia. Probabilmente perchè già allora, seppur all'intero del nostro micromondo fatto dalle solite 4 facce che vedevi dall'infanzia fino a quando diventavi un uomo adulto, ci rendevamo conto di determinate dinamiche di cui discutiamo qui.
Tutto ciò di cui parli per me e i miei amici era semplicemente fantascienza. Mai fatta una vacanza insieme, mai ballato davanti a sconosciute, mai fatto una "serata" o un "evento". Evitavamo qualsiasi occasione di mondanità che prevedesse l'interazione con l'altro sesso, perchè in fondo sapevamo che quello era un mondo lontanissimo da noi. Il mondo accanto.
D'altronde, se già quelle che conosci e con cui hai un minimo di confidenza ti vedono come un essere a metà strada tra il conoscente, l'amico asessuato e lo scarafaggio, figuriamoci come ti possono vedere ragazze incontrate random in giro.
Le limonate in spiaggia, il sesso in discoteca, la tipetta carina rimorchiata al mare, quella che dal nulla ti si siede accanto e inizia a darti confidenza, avevamo già capito che tutte queste cose erano fuori dalla nostra portata. Facilissime per altri, impossibili per noi. Di fatto le nostre uscite prevedevano i classici ritrovi da sfigati o da famiglie: pizza al pub, pomeriggi alla Play, ogni tanto un giro in un centro commerciale, la partita della Juve vista al bar, un concerto quando capitava, la sala giochi e la partita a pallone quando eravamo più piccoli.
Quando poi crescendo mi sono interfacciato con chi ha avuto la classica comitiva mista maschi-femmine fin dai tempi del liceo fatta amicizie, amori, fidanzamenti, tradimenti, e ti sbatteva in faccia le foto della festa in piscina, del ferragosto, della crociera, della vacanza a Malta, sentivo fortissima la distanza rispetto a loro perchè, di fatto, è come se quel pezzo di vita non l'avessi mai vissuto. Era come se appartenessimo a due realtà parallele senza punti di contatto.
Adulti senza essere mai stati ragazzi.


