La cronaca nera in chiave redpillata

Le recenti notizie di cronaca nera che hanno funestato il nostro Paese nell’ultimo periodo offrono a mio parere molti spunti di riflessione sulla condizione dell’uomo medio in Italia, e soprattutto fanno capire quanto i mass-media tendano a portare avanti una narrazione che punta non solo a deresponsabilizzare sempre e comunque le donne, ma anche a deviare l’attenzione dagli argomenti sui quali dovremmo riflettere ai soliti inesistenti spettri di “razzismo” e “ritorno del fascismo”.


Prendiamo ad esempio il caso di Maria Chiara Previtali, la studentessa appena maggiorenne morta tragicamente di overdose proprio nel giorno del suo diciottesimo compleanno: tutti i mass-media che hanno riportato la notizia hanno deresponsabilizzato in maniera costante le scelte consapevoli compiute dalla ragazza (come appunto quella di avere chiesto ed essersi iniettata la droga che ne ha causato la morte), e addirittura il suo fidanzato è stato accusato di omicidio preterintenzionale per averle procurato la dose di eroina che le è stata letale. In questo clima sociale assolutamente ginocentrico persino gli inquirenti non sembrano tenere conto del fatto che chi decide volontariamente di fare uso di eroina sa benissimo a cosa va incontro, e accusare addirittura di omicidio preterintenzionale chi fornisce la droga (per quanto questa sia un’attività spregevole e pienamente degna di condanna penale) è quanto di più paradossale si possa fare in casi come questo. Ma del resto quando si parla di donne, soprattutto se giovani, secondo lo schema imposto da politica, intellighenzia e mass-media queste devono passare sempre e comunque come vittime innocenti del maschio cattivone di turno, anche quando le loro scelte sono state concausa degli eventi di cui sono rimaste vittime; e coi tempi che corrono quale giornalista vuole sottrarsi alla possibilità di poter ricamare sopra un “quasi-femminicidio” come questo? A memoria d’uomo nessuno spacciatore, anche se colpevole di aver procurato dosi di droga che hanno causato delle morti per overdose, è stato mai accusato di omicidio preterintenzionale, al limite di omicidio colposo; ma si sa, secondo l’immaginario comune i tossicodipendenti “classici” sono tutti maschi puzzolenti, squattrinati e fastidiosi che vessano la “gente perbene” chiedendo qualche spicciolo a chi aspetta il treno in stazione, quindi se sono loro a morire di overdose la colpa è esclusivamente delle loro scelte, e anzi in questi casi per qualcuno lo spacciatore diventa addirittura un elemento “positivo” che “contribuisce a fare pulizia dei rifiuti della società”.

I mass-media e le donne

Ma è sull’infame omicidio di Colleferro che voglio soffermarmi in particolare. La vittima, il giovane Willy Monteiro Duarte, è stato dipinto da tutti come un bravo ragazzo e un solerte lavoratore, e infatti la sera dell’omicidio stava rincasando proprio dalla cucina dell’hotel in cui lavorava e dove ambiva a coronare il sogno di diventare chef. Una cosa veramente degna di nota oggigiorno, dato che i ragazzi disponibili a lavorare nel weekend, soprattutto con gli stipendi da fame che ricevono gli apprendesti cuochi, si contano sulle dita di una mano. Insomma, Willy potrebbe benissimo essere considerato il classico “bravo ragazzo”, ovvero quello che le donne dicono di volere ma poi snobbano sistematicamente in favore di individui ben meno raccomandabili, come ad esempio gli assassini del giovane in questione appunto.

La dura realtà

Gli autori dell’omicidio sono i fratelli Marco e Gabriele Bianchi: bellocci, fisicati, pieni di tatuaggi e con il classico modo di fare da bulletti di periferia. Basta farsi un giro nei social di questi due elementi per rendersi conto di quanto questo sia in realtà il tipo di uomo che piace alle donne per davvero, al netto delle tipologie maschili che queste ultime dicono di preferire per convenzione sociale. I due fratelli amavano infatti sfoggiare sui loro profili social foto dove erano sempre circondati da ragazze compiacenti, e i like che ricevevano (e probabilmente ricevono tuttora) risultano perlopiù da parte di donne.
Questo mi riporta indietro coi ricordi al periodo della mia adolescenza in cui frequentavo le superiori, quando le ragazze dicevano di sognare il tipico “bravo ragazzo”, il principe azzurro gentile e disinteressato, ma poi nella pratica erano sempre a fare moine ai bulletti che amavano tormentare i più deboli della scuola, e molto spesso erano loro stesse a suggerire a questi “maschi alpha” quale dovesse essere la vittima dei loro soprusi. E non sono solo le “ragazzine immature” a comportarsi così, perché tutti i like e gli apprezzamenti rivolti ai fratelli Bianchi sui social erano (e sono) di donne in età adulta, e poco prima dell’omicidio i due avevano avuto dei rapporti sessuali in un cimitero con delle esponenti del “gentil sesso” appena conosciute. Ovviamente i soliti mass-media non hanno perso occasione di usare l’origine etnica della vittima (Willy era infatti capoverdiano) come pretesto per paventare come loro uso un presunto ritorno degli spettri del “razzismo” e del “fascismo” in Italia, magari fomentati dal solito “neo-duce” Salvini. Peccato che gli assassini sui loro social avessero like a pagine della sinistra liberale a favore dei diritti omosessuali, e non corrispondessero quindi al tipico identikit da “fascio di periferia”, se non per l’aspetto tamarro e l’atteggiamento da bulletti.

Femminismo in pillole

Episodi come questo non fanno altro che confermare il fatto che le donne siano biologicamente attratte dalla VERA mascolinità tossica, la stessa che a parole molte di loro dicono di volere abbattere. Per le femministe (e le donne in generale) la cosiddetta “mascolinità tossica” non è rappresentata infatti dal macho rozzo, prepotente e manesco, ma semplicemente da ogni forma di autorità maschile che “osi” opporsi anche solo con la sua stessa esistenza al loro folle libertinismo sessuale. La “mascolinità tossica” per come la intendono le donne non è esercitata dai violenti, ma dalla figura maschile stessa percepita come “autoritaria”, ovvero da tutti quegli uomini che portano avanti la baracca e sono sotto una determinata soglia estetica e/o salariale. Il “maschio tossico” per le femministe è quindi semplicemente l’uomo medio, contro il quale hanno dichiarato una vera e propria crociata appoggiata da politica e mass-media.

Un’ultima nota: nonostante il duro lavoro che faceva Willy conduceva una vita sobria, mentre i due fratelli disoccupati e con il reddito di cittadinanza (ringraziamo il M5S) conducevano una vita di lusso tra barche, locali e vestiti costosi. Poi ci stupiamo se sempre più ragazzi decidono di ritirarsi dal mercato sessuale e lavorativo.

6 pensieri riguardo “La cronaca nera in chiave redpillata”

  1. Questi con l’ aiuto di psicologhe radical chic, assistenti sociali esibizionisti e cavilli legali/burocratici tra 6/7 anni saranno fuori con i loro account social operativi e solidali, pronti per contratti di sponsorizzazioni di vario tipo. Altro che ritirarsi dalla società, qui bisogna reagire e ripristinare la legalità, l’ Italia è il nostro paese non il loro.

    1. 6 o 7 anni? Ahahahah facciamo 2 in carcere e poco più di uno ai domiciliari. Poi che la vita vada avanti…almeno per chi la vita ancora ce l’ha. Purtroppo la società è divisa in due macroaree:
      – gli onesti che lavorano o cercano seriamente un lavoro, pagano le tasse e mantengono la baracca statale dando via ormai il 50% del proprio reddito (in particolare per chi dovrebbe leggiferare, i giudici evidentemente troppo presi dalle loro interpretazioni filosofiche), gli psicologi (scienza non esatta, che pensano di entrare e capire nella mente dei criminali mentre in realtà sono questi ultimi a manipolare i primi) e polizie varie. Hanno una casa, qualcuno famiglia…insomma hanno da perdere a mettersi contro il sistema perché quest’ultimo saprebbe dove colpirli
      – bulletti, prepotenti e delinquenti. Questi, quasi sempre, non partecipano con un solo euro alla spesa pubblica anzi prendono soldi dal primo gruppo sotto forma di sussidi, fanno come gli pare perché sono ufficialmente nulla tenenti (salvo poi fare la bella vita tra vacanze in barca e resort di lusso, senza neppure nasconderlo, vedi social) e il sistema non può colpirli.

      Il risultato? La seconda categoria rappresenta i veri padroni della società moderna in quanto possono fare quello che vogliono sbattendosene di qualsiasi consguenza: non ho soldi per risarcirti e tra una cosa e l’altra trovo un cavillo per fare 1/5 della pena detentiva.

      Paradossalmente, gli onesti (nonché contribuenti) pagano sia la tassa “salva delinquenti” (rdc) e sia per mantenere un sistema normativo e giudiziario che tutela totalmente chi non rispetta le regole e non paga per mantenerlo per fare poi il forte con chi dovrebbe essere difeso in quanto vittima dei delinquenti

      In tutto questo la donna, grazie all’istino opportunisco che la caratterizza, desidera il benessere e il potere che un uomo può portargli. Non si preoccupa (da non confondere con “non si accorge”) del come l’uomo gli porta tutto questo. L’importante è che arrivi. Solo se l’uomo, nel suo delinquere, finisce nei casini tanto da non poter più portare money e potere, insomma venisse mai distrutto, allora lei parte verso nuove sfide (il salto del ramo)

  2. Lo sapevate che nell’antico Impero Persiano, i cittadini che mostravano grande impegno e volontà all’interno della vita sociale, venivano premiati con un harem di belle mogli vergini?
    E infatti, guarda caso, l’Impero Persiano è stata una fucina di grandi matematici, astronomi, medici, inventori, filosofi e artisti.
    Da quando, invece, le np sono libere di scegliere chi più le aggrada, i giovani maschi sono più inclini a seguire il vuoto edonismo, il narcisismo estremo, e, ovviamente, i comportamenti più antisociali.
    Complimenti a chi ha permesso tutto questo!

    1. Interessante, non lo sapevo. Sarebbe un metodo efficace per liberarci una volta per tutte del crimine organizzato. Se entrassero le donne come organizzatrici si sfalderebbe in pochi mesi.

      1. Beh, infatti non è un caso che le mafie adottano ancora un sistema patriarcale (e, guarda caso, i mafiosi sono tutti sposati con prole, oltre ad avere mille amanti).

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