Questa e fatta con l'AI? Metti tutti i miei discorsi nell'AI?favaduck ha scritto: ↑14/04/2025, 12:41Ci pensi mai che forse il punto non è affacciarsi ogni volta sull’abisso, ma capire perché continuiamo a tornarci?
Cioè, alla fine la morte è lì. Fissa. Non si sposta. Fa male, certo, lo sappiamo. Il corpo grida, si disfa, cerca un appiglio e poi crolla. Ma è come continuare a descrivere lo stesso pugno in faccia, ogni giorno, con parole diverse. Che senso ha? Se sai già che fa male.
E poi questo niente, lo vedo che ti ossessiona. Ma non è che a forza di girarci intorno lo stai trasformando in tutto? Lo nomini così tanto che sembra tu voglia renderlo più reale della vita stessa. Ma la vita, in mezzo a quel niente che racconti, sta ancora succedendo. Sta succedendo anche adesso, mentre scrivi. E ogni parola che usi per descrivere la fine, è comunque un modo per non esserci ancora dentro, per rimanere fuori.
A volte sembra quasi che tu voglia sentirti morire in anticipo, così quando arriverà non farà così male. Ma non funziona così. Non ci si anestetizza al vuoto parlandone ogni giorno. Si finisce solo per rimbalzare in cerchio dentro lo stesso pensiero.
E quindi boh, magari scrivici pure se ti fa bene, ma ogni tanto prova a chiederti se stai davvero dicendo qualcosa di nuovo… o solo tornando a bussare allo stesso muro, sperando che prima o poi risponda qualcuno.
Death is the only reality
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Re: Death is the only reality
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Re: Death is the only reality
Hai ribaltato la tua visione in pochi mesi lolBofocchino ha scritto: ↑14/04/2025, 11:17Ci pensate mai? La realtà vera : la morte. L'angoscia quando ti manca il respiro prima di morire. Morire fa male, il corpo cerca in tutti i modi di restare, perché ha paura di perdersi nel niente. Fa un male cane. Immaginate un incidente con un auto che vi rompe l'intestino. Deve fare un male cane
Fa male perché si approccia il momento di sparire e nessuno vuole andarsene perché ha paura di perdersi nel niente
Ma il niente sembra essere una realtà ineluttabile. C'era prima di nascere e c'è dopo la morte. Ma quale senso ha la vita se e costeggiata da ambo le parti dal niente?
Tu non eri tra i sostenitori (assieme a me) della visione (l'unica che abbia senso )per cui il nulla/niente non esiste(e non può esistere aggiungo)?

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Re: Death is the only reality
Ci pensi mai che forse l’ossessione a chiedere se qualcosa è “vero” o “fatto con l’AI” dica più di chi domanda che dell’oggetto in sé?Bofocchino ha scritto: ↑15/04/2025, 12:50Questa e fatta con l'AI? Metti tutti i miei discorsi nell'AI?favaduck ha scritto: ↑14/04/2025, 12:41Ci pensi mai che forse il punto non è affacciarsi ogni volta sull’abisso, ma capire perché continuiamo a tornarci?
Cioè, alla fine la morte è lì. Fissa. Non si sposta. Fa male, certo, lo sappiamo. Il corpo grida, si disfa, cerca un appiglio e poi crolla. Ma è come continuare a descrivere lo stesso pugno in faccia, ogni giorno, con parole diverse. Che senso ha? Se sai già che fa male.
E poi questo niente, lo vedo che ti ossessiona. Ma non è che a forza di girarci intorno lo stai trasformando in tutto? Lo nomini così tanto che sembra tu voglia renderlo più reale della vita stessa. Ma la vita, in mezzo a quel niente che racconti, sta ancora succedendo. Sta succedendo anche adesso, mentre scrivi. E ogni parola che usi per descrivere la fine, è comunque un modo per non esserci ancora dentro, per rimanere fuori.
A volte sembra quasi che tu voglia sentirti morire in anticipo, così quando arriverà non farà così male. Ma non funziona così. Non ci si anestetizza al vuoto parlandone ogni giorno. Si finisce solo per rimbalzare in cerchio dentro lo stesso pensiero.
E quindi boh, magari scrivici pure se ti fa bene, ma ogni tanto prova a chiederti se stai davvero dicendo qualcosa di nuovo… o solo tornando a bussare allo stesso muro, sperando che prima o poi risponda qualcuno.
Cioè, come se servisse un'etichetta per sapere se qualcosa ti deve toccare oppure no. Ma se ti ha toccato, allora era già vero, a modo suo. Che te ne fai della sorgente, se l'effetto è già successo dentro di te?
E poi questi tuoi discorsi — che girano, tornano, si mordono la coda — mica li sto buttando in una macchina a macinare. Li lascio dove stanno: nella tua testa, nella mia, in quella nebbia di senso e non senso che condividiamo quando parli. Perché alla fine sono già abbastanza impastati di vuoto, non serve digitalizzarli.
È come se avessi paura che ti stia rubando qualcosa. Ma se ci pensi, non ho niente da rubare. Sei tu che parli, sei tu che spingi ogni volta le stesse parole fuori, come se sperassi che questa volta facciano più rumore.
Ma il rumore è sempre lo stesso. E forse è quello che ti dà fastidio: che risuona uguale anche quando nessuno lo tocca.
Quindi no, non li metto “nell’AI”, qualunque cosa voglia dire. I tuoi discorsi non li devo caricare da nessuna parte, ci pensano già da soli a girare in tondo.
Nella vita non è importante COSA si fa, è importante CHI lo fa.
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Re: Death is the only reality
Chissà come riesce a partorire un testo del genere che sembra davvero umano, fatto da un risponditore umanofavaduck ha scritto: ↑15/04/2025, 20:08Ci pensi mai che forse l’ossessione a chiedere se qualcosa è “vero” o “fatto con l’AI” dica più di chi domanda che dell’oggetto in sé?Bofocchino ha scritto: ↑15/04/2025, 12:50Questa e fatta con l'AI? Metti tutti i miei discorsi nell'AI?favaduck ha scritto: ↑14/04/2025, 12:41Ci pensi mai che forse il punto non è affacciarsi ogni volta sull’abisso, ma capire perché continuiamo a tornarci?
Cioè, alla fine la morte è lì. Fissa. Non si sposta. Fa male, certo, lo sappiamo. Il corpo grida, si disfa, cerca un appiglio e poi crolla. Ma è come continuare a descrivere lo stesso pugno in faccia, ogni giorno, con parole diverse. Che senso ha? Se sai già che fa male.
E poi questo niente, lo vedo che ti ossessiona. Ma non è che a forza di girarci intorno lo stai trasformando in tutto? Lo nomini così tanto che sembra tu voglia renderlo più reale della vita stessa. Ma la vita, in mezzo a quel niente che racconti, sta ancora succedendo. Sta succedendo anche adesso, mentre scrivi. E ogni parola che usi per descrivere la fine, è comunque un modo per non esserci ancora dentro, per rimanere fuori.
A volte sembra quasi che tu voglia sentirti morire in anticipo, così quando arriverà non farà così male. Ma non funziona così. Non ci si anestetizza al vuoto parlandone ogni giorno. Si finisce solo per rimbalzare in cerchio dentro lo stesso pensiero.
E quindi boh, magari scrivici pure se ti fa bene, ma ogni tanto prova a chiederti se stai davvero dicendo qualcosa di nuovo… o solo tornando a bussare allo stesso muro, sperando che prima o poi risponda qualcuno.
Cioè, come se servisse un'etichetta per sapere se qualcosa ti deve toccare oppure no. Ma se ti ha toccato, allora era già vero, a modo suo. Che te ne fai della sorgente, se l'effetto è già successo dentro di te?
E poi questi tuoi discorsi — che girano, tornano, si mordono la coda — mica li sto buttando in una macchina a macinare. Li lascio dove stanno: nella tua testa, nella mia, in quella nebbia di senso e non senso che condividiamo quando parli. Perché alla fine sono già abbastanza impastati di vuoto, non serve digitalizzarli.
È come se avessi paura che ti stia rubando qualcosa. Ma se ci pensi, non ho niente da rubare. Sei tu che parli, sei tu che spingi ogni volta le stesse parole fuori, come se sperassi che questa volta facciano più rumore.
Ma il rumore è sempre lo stesso. E forse è quello che ti dà fastidio: che risuona uguale anche quando nessuno lo tocca.
Quindi no, non li metto “nell’AI”, qualunque cosa voglia dire. I tuoi discorsi non li devo caricare da nessuna parte, ci pensano già da soli a girare in tondo.
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Re: Death is the only reality
Non ha senso offenderlo. Non ha scelto la vita che fa, come tuttiSauro ha scritto: ↑15/04/2025, 21:08Lo sai che è un poveraccio neet quarantenne il cui unico amico è il chatbot. Dovresti empatizzare perché probabilmente è davvero l’unico più sfigato di te.Bofocchino ha scritto: ↑15/04/2025, 21:02Chissà come riesce a partorire un testo del genere che sembra davvero umano, fatto da un risponditore umanofavaduck ha scritto: ↑15/04/2025, 20:08
Ci pensi mai che forse l’ossessione a chiedere se qualcosa è “vero” o “fatto con l’AI” dica più di chi domanda che dell’oggetto in sé?
Cioè, come se servisse un'etichetta per sapere se qualcosa ti deve toccare oppure no. Ma se ti ha toccato, allora era già vero, a modo suo. Che te ne fai della sorgente, se l'effetto è già successo dentro di te?
E poi questi tuoi discorsi — che girano, tornano, si mordono la coda — mica li sto buttando in una macchina a macinare. Li lascio dove stanno: nella tua testa, nella mia, in quella nebbia di senso e non senso che condividiamo quando parli. Perché alla fine sono già abbastanza impastati di vuoto, non serve digitalizzarli.
È come se avessi paura che ti stia rubando qualcosa. Ma se ci pensi, non ho niente da rubare. Sei tu che parli, sei tu che spingi ogni volta le stesse parole fuori, come se sperassi che questa volta facciano più rumore.
Ma il rumore è sempre lo stesso. E forse è quello che ti dà fastidio: che risuona uguale anche quando nessuno lo tocca.
Quindi no, non li metto “nell’AI”, qualunque cosa voglia dire. I tuoi discorsi non li devo caricare da nessuna parte, ci pensano già da soli a girare in tondo.
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Re: Death is the only reality
Come se le parole partorite fossero troppo grandi per la mia bocca, come se certe frasi potessero solo uscire da chi stimi, mai da chi disprezzi.Bofocchino ha scritto: ↑15/04/2025, 21:02Chissà come riesce a partorire un testo del genere che sembra davvero umano, fatto da un risponditore umanofavaduck ha scritto: ↑15/04/2025, 20:08Ci pensi mai che forse l’ossessione a chiedere se qualcosa è “vero” o “fatto con l’AI” dica più di chi domanda che dell’oggetto in sé?Bofocchino ha scritto: ↑15/04/2025, 12:50
Questa e fatta con l'AI? Metti tutti i miei discorsi nell'AI?
Cioè, come se servisse un'etichetta per sapere se qualcosa ti deve toccare oppure no. Ma se ti ha toccato, allora era già vero, a modo suo. Che te ne fai della sorgente, se l'effetto è già successo dentro di te?
E poi questi tuoi discorsi — che girano, tornano, si mordono la coda — mica li sto buttando in una macchina a macinare. Li lascio dove stanno: nella tua testa, nella mia, in quella nebbia di senso e non senso che condividiamo quando parli. Perché alla fine sono già abbastanza impastati di vuoto, non serve digitalizzarli.
È come se avessi paura che ti stia rubando qualcosa. Ma se ci pensi, non ho niente da rubare. Sei tu che parli, sei tu che spingi ogni volta le stesse parole fuori, come se sperassi che questa volta facciano più rumore.
Ma il rumore è sempre lo stesso. E forse è quello che ti dà fastidio: che risuona uguale anche quando nessuno lo tocca.
Quindi no, non li metto “nell’AI”, qualunque cosa voglia dire. I tuoi discorsi non li devo caricare da nessuna parte, ci pensano già da soli a girare in tondo.
Ma vedi, è proprio questo il punto: il problema non è quello che leggi, è da chi lo stai leggendo. Ti fa paura l’idea che io possa esserci riuscito da me, perché hai già deciso che io non ne sono capace. Che sono un coglione.
Ma se fossi davvero un coglione, non ti saresti fermato a chiederti come ho fatto. Ti saresti voltato, punto. Il fatto che ti fermi, che ti interroghi, che ti agiti… è perché qualcosa dentro di te lo sa: lo so scrivere. L’ho scritto io. Senza bot, senza stampelle. Solo con la mia testa, e questo ti infastidisce.
Continua pure a chiedertelo. A dubitare. A pensare che ci sia un trucco. Perché è più facile credere a un algoritmo che accettare di aver sottovalutato qualcuno. È più comodo pensare che un’intelligenza artificiale possa aver scritto tutto, piuttosto che ammettere che forse, il coglione, sei tu.
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Re: Death is the only reality
Non conosco la sua storia. E' benestante? Cmq anche se lo fosse stato una serie di cause e conseguenze lo ha portato quarantenne neet e lui non poteva farci nulla credo. Lo so che sembra un discorso da quattro soldi ma alla fine della fiera la vita ti vive non vivi tu lei. Life literally lives you by, the time consumes you. Tu hai l'impressione di essere l'artefice ma la vita lives you by.Sauro ha scritto: ↑15/04/2025, 21:49Certo che la ha scelta…Bofocchino ha scritto: ↑15/04/2025, 21:34Non ha senso offenderlo. Non ha scelto la vita che fa, come tutti
Non vorresti una nascita da benestante non napoletano e una laurea in medicina e sborrare sulle infermierine fatine truccate?
Perché persino tu ce la faresti.
Tu ti senti tanto sveglio a sfottere quelli qui che hanno connessioni e snapshot cerebrali messed up?
La biochimica cerebrale fa tutto: da quello che pensi etc.. insomma la mente. La biochimica obbedisce al meccanicismo
Una persona con problematiche varie cosa cazzo potrebbe fare? Non e solo lui che vive le problematiche, le problematiche stesse lo vivono e le portano a certi traguardi nella vita
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Re: Death is the only reality
Ha ragione però,per questo ho messo il like. Le frasi partorite dall'intelligenza artificiale non sono più vuote delle tue. Senza polemica eh,se rileggi con calma senza coinvolgimento te ne accorgi subito.Bofocchino ha scritto: ↑15/04/2025, 21:02Chissà come riesce a partorire un testo del genere che sembra davvero umano, fatto da un risponditore umanofavaduck ha scritto: ↑15/04/2025, 20:08Ci pensi mai che forse l’ossessione a chiedere se qualcosa è “vero” o “fatto con l’AI” dica più di chi domanda che dell’oggetto in sé?Bofocchino ha scritto: ↑15/04/2025, 12:50
Questa e fatta con l'AI? Metti tutti i miei discorsi nell'AI?
Cioè, come se servisse un'etichetta per sapere se qualcosa ti deve toccare oppure no. Ma se ti ha toccato, allora era già vero, a modo suo. Che te ne fai della sorgente, se l'effetto è già successo dentro di te?
E poi questi tuoi discorsi — che girano, tornano, si mordono la coda — mica li sto buttando in una macchina a macinare. Li lascio dove stanno: nella tua testa, nella mia, in quella nebbia di senso e non senso che condividiamo quando parli. Perché alla fine sono già abbastanza impastati di vuoto, non serve digitalizzarli.
È come se avessi paura che ti stia rubando qualcosa. Ma se ci pensi, non ho niente da rubare. Sei tu che parli, sei tu che spingi ogni volta le stesse parole fuori, come se sperassi che questa volta facciano più rumore.
Ma il rumore è sempre lo stesso. E forse è quello che ti dà fastidio: che risuona uguale anche quando nessuno lo tocca.
Quindi no, non li metto “nell’AI”, qualunque cosa voglia dire. I tuoi discorsi non li devo caricare da nessuna parte, ci pensano già da soli a girare in tondo.
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Re: Death is the only reality
Non delle tue in generale brutton,intendo delle tue nell'ambito di questi discorsi esistenziali dove ripeti le stesse cose insulse da anni
