penso semplicemente ti stia dicendo di non attaccarti troppo xchè finisce e che chi si attacca molto a questa vita (tutti a causa dell'istinto di sopravvivenza) è ovviamente (alla fine dei conti x motivi logici) un coparoloSbadiglio ha scritto: ↑04/11/2020, 16:48Non è che fanno finta che sia eterna, sanno che hanno un tempo, e siccome non sanno quanto è, cercano di ottenere l'ottenibile fino a che ci riescono. Quello che ottengono, lo ottengono, e quello che non ottengono, al massimo li ripiega su dei cope. Ma non è che tutto ciò che fai nella vita siano cope, altrimenti vorrebbe dire che è impossibile ottenere alcunché, niente è gratificante.Teomondo Scrofalo ha scritto: ↑04/11/2020, 16:20La vita stessa è un Cope proprio perché tutti fan finta che sia eterna e quasi nessuno pensa che potrebbe finire l'indomani.
Se per te tutto è insoddisfacente perché tanto prima o poi si muore, è un altro discorso, ma non c'entra con il coping.
Sul caso De Marco
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Re: Sul caso De Marco
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Re: Sul caso De Marco
Quindi la vita non è cope solo se si è immortali?Teomondo Scrofalo ha scritto: ↑04/11/2020, 17:08Invece é tutto un Cope visto che alla morte non c'è rimedio
Nemmeno io ho mai parlato di accasciamento. Ho parlato di capire le vere cause dei problemi per trovare una possibile soluzione efficace.Che poi io son stato il primo a dire che la soluzione non sia certo l'accasciamento, ma tutt'altro.
Re: Sul caso De Marco
Guarda che mi hai citato dopo una risposta che ho fornito a un altro utente che appunto parlava, in pratica, che la bluepill fosse un Cope e l'accasciamento (blackpill) la soluzione.Sbadiglio ha scritto: ↑04/11/2020, 17:25Quindi la vita non è cope solo se si è immortali?Teomondo Scrofalo ha scritto: ↑04/11/2020, 17:08Invece é tutto un Cope visto che alla morte non c'è rimedio
Nemmeno io ho mai parlato di accasciamento. Ho parlato di capire le vere cause dei problemi per trovare una possibile soluzione efficace.Che poi io son stato il primo a dire che la soluzione non sia certo l'accasciamento, ma tutt'altro.
Per il punto uno, il mio discorso era semplicemente ( ma al quanto pare non troppo) sul concetto fondamentale di COPE.
Pertanto una vita senza Cope sarebbe appunto quella di un immortale, stesso rapporto con la vita di un Chad che non ha bisogno di Cope per vivere ( ad esempio va in palestra sapendo già di essere un figo, facendo pesi per divertirsi e passione senza secondi fini)
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Re: Sul caso De Marco
Allora non intendi "la vita è un cope", ma "la vita di un brutto è un cope".Teomondo Scrofalo ha scritto: ↑04/11/2020, 18:20Per il punto uno, il mio discorso era semplicemente ( ma al quanto pare non troppo) sul concetto fondamentale di COPE.
Pertanto una vita senza Cope sarebbe appunto quella di un immortale, stesso rapporto con la vita di un Chad che non ha bisogno di Cope per vivere ( ad esempio va in palestra sapendo già di essere un figo, facendo pesi per divertirsi e passione senza secondi fini)
Re: Sul caso De Marco
No, intendo dire che la vita stessa è un Cope, anche quella di un bello lo è visto che si riempie di cose che non gli consentiranno la sopravvivenza (figa, soldi, titoli e via dicendo) .Sbadiglio ha scritto: ↑04/11/2020, 18:38Allora non intendi "la vita è un cope", ma "la vita di un brutto è un cope".Teomondo Scrofalo ha scritto: ↑04/11/2020, 18:20Per il punto uno, il mio discorso era semplicemente ( ma al quanto pare non troppo) sul concetto fondamentale di COPE.
Pertanto una vita senza Cope sarebbe appunto quella di un immortale, stesso rapporto con la vita di un Chad che non ha bisogno di Cope per vivere ( ad esempio va in palestra sapendo già di essere un figo, facendo pesi per divertirsi e passione senza secondi fini)
Comunque ci rinuncio, non volermene ma son troppo vecchio e accasciato di mio per trovare la voglia per spiegare virgola per virgola.
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Re: Sul caso De Marco
Ah ok, allora avevo capito giusto prima. Per come la vedo io, la mortalità o meno non c'entrano nulla con le (in)soddisfazioni durante le vita.
No problem.Comunque ci rinuncio, non volermene ma son troppo vecchio e accasciato di mio per trovare la voglia per spiegare virgola per virgola.
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Re: Sul caso De Marco
Quello che conta di una funzione non e' il suo punto di arrivo ma il suo integraleTeomondo Scrofalo ha scritto: ↑04/11/2020, 16:20La vita stessa è un Cope proprio perché tutti fan finta che sia eterna
e in ogni caso io punto sempre alla vita eterna
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Re: Sul caso De Marco
Ma l'essere mortali è nella natura di qualsiasi essere vivente. Conosci un sistema biologico che nasce, cresce e non muore mai? Solo nei film. Highlander, i vampiri e qualche altro mostro che mi sfugge. Le rocce non muoiono mai. Ma nemmeno vivono. L'essere vivo implica automaticamente che un giorno dovrai essere morto.Teomondo Scrofalo ha scritto: ↑04/11/2020, 19:08No, intendo dire che la vita stessa è un Cope, anche quella di un bello lo è visto che si riempie di cose che non gli consentiranno la sopravvivenza (figa, soldi, titoli e via dicendo) .
Comunque ci rinuncio, non volermene ma son troppo vecchio e accasciato di mio per trovare la voglia per spiegare virgola per virgola.
Il senso della vita e l'ineluttabilità della morte sono due quesiti che l'uomo si pone dalla notte dei tempi. Già i filosofi greci ne parlavano. Epicuro diceva che non bisogna temere la morte perchè quando ci siamo noi non c'è lei, e quando c'è lei non ci siamo noi. Quando l'ho sentito per la prima volta a 14 anni non sapevo se ridere o piangere visto che già allora avevo capito che si trattava di un mega-cope. Uno schermo nero che ti metti davanti agli occhi per non pensare che prima o poi morirai. Poi è arrivato il cristianesimo e ha dato pure lui la sua risposta: tieni duro, ingoia rospi, e se in questa vita hai fatto del bene, nell'aldilà ti attende una vita eterna fatta di felicità. Un altro mega-cope visto che ti propone una felicità che puoi raggiungere solo da morto e una vita eterna di cui non c'è nessuna testimonianza diretta. Ti devi fidare di quel che dice la Bibbia. Il concetto di fede (dal latino fides, fiducia) è tutto lì.
Alla fine, come la giri giri, arriverà il momento in cui tutti finiremo sotto una lapide. Belli e brutti, ricchi e poveri, fortunati e sfortunati.
La gente occupa la mente facendo una serie di cose perchè pensare angosciosamente che sei destinato a morire non è molto fruttuosa come strategia, e perchè nel fare determinate cose trae piacere.
Un film da vedere è Dio esiste e vive a Bruxelles, dove agli umani viene per errore inviato il giorno e l'ora della propria morte. Immagina come vivresti se sapessi con certezza che morirai, esempio, tra 9 anni, 2 mesi e 3 giorni.
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Re: Sul caso De Marco
Il concetto di vita eterna è il concetto più assurdo che io contesto di più ai credenti normies.
La vita eterna nel senso comunemente inteso non è soltanto un cope apparente ma un incubo sostanziale non appena si riflette sulle sue implicazioni (eternità = durata infinita). Il senso ultimo delle cose di è "non disponibile", ma gli innumerevoli sensi parziali e apparenti e circostanziali che riempiono il vissuto nascono sempre dal limite, in primis dal tempo che è il perimetro dei fenomeni nel loro significare qualcosa per noi: se essi smuovono qualcosa in noi è proprio per la loro transitorietà. Così come è assurdo pensare a qualcosa in questa vita che non sia dialettica: polo positivo/polo negativo, lavoro/energia cinetica, atto/potenza, dolce/salato.
Il credente pensa alla vita dopo la morte come a una continuazione a durata indeterminata della vita che è al di qua della morte, spogliata di ogni "elemento negativo", un'idea ridicola che dovrebbe dare gli incubi invece di consolare: la noia come dimensione eterna dell'uomo, che bella prospettiva!
L'eternità come negazione della durata è invece ciò in cui credo fermamente, ma nel momento in cui si crede che l'eternità è (adesso), non si ha nessuna ragione di postulare un al di qua e un al di là: tutto è eterno, il nastro che viene sbobinato è la totalità delle cose che è sempre presente e sempre la stessa, anche se il fotogramma che viene rappresentato sembra tradire sempre qualcosa di sempre diverso
La vita eterna nel senso comunemente inteso non è soltanto un cope apparente ma un incubo sostanziale non appena si riflette sulle sue implicazioni (eternità = durata infinita). Il senso ultimo delle cose di è "non disponibile", ma gli innumerevoli sensi parziali e apparenti e circostanziali che riempiono il vissuto nascono sempre dal limite, in primis dal tempo che è il perimetro dei fenomeni nel loro significare qualcosa per noi: se essi smuovono qualcosa in noi è proprio per la loro transitorietà. Così come è assurdo pensare a qualcosa in questa vita che non sia dialettica: polo positivo/polo negativo, lavoro/energia cinetica, atto/potenza, dolce/salato.
Il credente pensa alla vita dopo la morte come a una continuazione a durata indeterminata della vita che è al di qua della morte, spogliata di ogni "elemento negativo", un'idea ridicola che dovrebbe dare gli incubi invece di consolare: la noia come dimensione eterna dell'uomo, che bella prospettiva!
L'eternità come negazione della durata è invece ciò in cui credo fermamente, ma nel momento in cui si crede che l'eternità è (adesso), non si ha nessuna ragione di postulare un al di qua e un al di là: tutto è eterno, il nastro che viene sbobinato è la totalità delle cose che è sempre presente e sempre la stessa, anche se il fotogramma che viene rappresentato sembra tradire sempre qualcosa di sempre diverso
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