Femminicidio, prima e dopo
Inviato: 31/08/2024, 17:01
La violenza letale di genere contro le donne, altrimenti detta femminicidio, ha recentemente conosciuto notorietà all’interno della sfera comunicativa italiana e, a partire dal 2012, ha occupato una posizione centrale anche nelle sezioni più marcatamente mainstream del dibattito politico e socio-culturale nazionale. (…) Questo articolo raccoglie i risultati di un’analisi qualitativa svolta su due casi di femminicidio: quelli di Stefania Noce (2011) e Sara Di Pietrantonio (2016), avvenuti rispettivamente prima e dopo il mainstreaming del dibattito femminista sulla violenza di genere. L’obiettivo del contributo è quello di verificare, nei limiti proposti dalla metodologia qualitativa adottata, gli effetti che la diffusione del discorso e metadiscorso sul femminicidio ha avuto sulla copertura del fenomeno da parte della cronaca quotidiana nazionale. (…) Dall’analisi degli articoli dedicati al caso Noce prima dell’emergere del discorso sul femminicidio (2012) si registrano risultati che confermano la ricerca pregressa sulla rappresentazione della pratica della violenza di genere nell’ambito giornalistico italiano. In particolare, si sottolineano le tendenze a inquadrare il fenomeno nel frame, individuato da Gius e Lalli, dell’amore romantico. A livello di analisi discorsiva, tale propensione è confermata dalla ricorrenza, particolarmente frequente, di espressioni come «raptus di gelosia» e «motivi passionali» a indicare le ragioni della violenza, o dal ricorso a strategie retoriche con le quali l’agentività insita nell’atto abusivo si eclissa per lasciare il posto all’idea di una tragedia scatenata dalla conflittualità interna al rapporto di coppia (85,71%; 12/14 articoli precedenti al 2012). Non stupisce, poi, che non compaiano riferimenti al problema della violenza di genere contro le donne e che l’evento sia descritto nei termini di un semplice delitto, come dimostrano la localizzazione degli articoli nei quotidiani cartacei, tutti inseriti in una pagina sommariamente dedicata alla cronaca nera e, in un caso, la menzione di altri generici fatti di sangue all’interno dello stesso articolo (ancora, l’85,71%; 12/14 articoli precedenti al 2012). Una significativa inversione di tendenza compare, in riferimento a Noce, già a partire dal gennaio 2012, data a partire dalla quale sono reperibili una serie di articoli e occhielli che fanno chiaramente riferimento all’agency del carnefice o parlano del caso Noce come di una vicenda di violenza sulle donne usando, in alcune circostanze, il termine «femminicidio» (il 83,33%; 10/12 articoli successivi al 2012). La copertura del più recente caso Di Pietrantonio presenta invece numerosi riferimenti alla questione della violenza di genere. Nel 68,05% dei casi (115/169 articoli) si menziona il «femminicidio» o si fa esplicito riferimento agli abusi fisici e psicologici (significativo il riferimento allo stalking) a cui il carnefice costringeva la vittima prima del delitto, a dimostrare una nuova capacità della cronaca di inquadrare, sulla scia delle riflessioni femministe in materia, il femminicidio come atto apicale di un continuum di vessazioni subite dalla donna. (…) Strettamente connessa alla descrizione dell’atto femmicidiario è la rappresentazione del carnefice e delle ragioni del suo gesto. Nella copertura del caso Noce precedente al 2012 il carnefice è frequentemente de-responsabilizzato (nel 64,29% dei casi; 9/14 articoli) e descritto come soggetto che opera sulla scia di impulsi incontrollabili (…) Diverso il trattamento del carnefice nel caso Di Pietrantonio, in cui non si registra un significativo utilizzo di strategie discorsive tese a deresponsabilizzare il femminicida. Chiara, in generale, appare la volontà del giornalista di affermare l’agentività dell’uomo, attestabile nell’81,66% dei casi (138/169 articoli). (…) La tendenza registrata per quanto riguarda la rappresentazione della vittima rivela similitudini con le propensioni in voga per il ritratto del carnefice. L’abitudine a tenere in scarsa considerazione l’esperienza vittimaria risulta rilevante all’analisi del caso Noce. In particolare, la prospettiva della donna è raramente adottata e il nome della vittima viene introdotto solo successivamente rispetto a quello del carnefice. (…) Diverso il trattamento riservato a Sara Di Pietrantonio, sulla cui figura si insiste in maniera dettagliata e frequente (78/169 articoli; 46,15%). La nuova attenzione per la vittima attestata nel caso Di Pietrantonio è confermata dal largo uso che viene fatto, oltre che di fonti istituzionali, di fonti private appartenenti al circondario famigliare e di amici della ragazza, esattamente quelle che forniscono al giornalista la possibilità di rappresentare la vittima e di presentarla positivamente (…) Inoltre, lo si è in parte già visto, nel caso Noce la de-responsabilizzazione discorsiva del carnefice tende a corrispondere ad un implicito trasferimento dell’idea di colpevolezza sulla vittima, la quale si riscontra in 9 articoli sui 14 precedenti al 2012 (64,29%). Di converso, mano a mano che viene riconosciuta agentività al femmicida, si diradano i casi in cui la donna viene indirettamente ritenuta responsabile dell’atto subito. Ciò vale non solamente nel caso Di Pietrantonio, ma anche per quanto riguarda tutti gli articoli con riferimento alla vicenda Noce pubblicati a partire dal gennaio 2012. Speculare al ridimensionamento del victim blaming è attestabile la propensione a presentare la vittima come soggetto ideale. (…) Ad emergere dall’analisi appena condotta è la propensione, chiara nel caso Di Pietrantonio, ad esaudire, sul piano esplicito del discorso giornalistico, alcune delle istanze patrocinate dall’attivismo femminista sulla violenza di genere contro le donne, come la richiesta di ridurre le strategie retoriche attraverso cui de-responsabilizzare l’assassino, il rifiuto del victim blaming diretto e il riferimento all’agentività femminile. Se messe in relazione all’analisi del caso Noce, queste pratiche discorsive tradiscono la presenza di un cambiamento da imputare al mainstreaming del dibattito femminista sulla violenza letale di genere avvenuto nel 2012.
